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  <title>Killing_Buddha</title>
  <subtitle>Se incontri il Buddha uccidilo: devi vivere libero da ogni dogma.</subtitle>
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    <title>killyourbuddha @ 2009-02-27T21:30:00</title>
    <published>2009-02-27T20:43:18Z</published>
    <updated>2009-02-27T20:43:18Z</updated>
    <content type="html">Alexander Grothendieck nasce a Berlino il 28 Marzo 1928. Il padre, Sascha Shapiro, anarchico di origine russa, ebbe parte attiva nei movimenti rivoluzionari rima in Russia e poi in Germania, negli anni &amp;rsquo;20, dove incontr&amp;ograve; Hanka Grothendieck, la madre di Alexander. Dopo l&amp;rsquo;avvento del nazismo la Germania era troppo  pericolosa per un rivoluzionario ebreo e la coppia si trasfer&amp;igrave; in Francia, lasciando Alexander in affidamento ad una famiglia presso Amburgo. Nel 1936, durante la guerra civile spagnola, il padre di Alexander si associ&amp;ograve; agli anarchici nella resistenza contro Franco. Nel 1939, Alexander raggiunse i genitori in Francia ma il padre fu arrestato e &amp;ndash; anche in seguito alle leggi razziali, promulgate dal governo di Vichy nel 1940 &amp;ndash; mandato ad Auschwitz dove mor&amp;igrave; nel 1942. Hanka ed Alexander Grothendieck furono anch&amp;rsquo;essi deportati ma scamparono all&amp;rsquo;eccidio. Alexander riusc&amp;igrave; a frequentare il liceo al Coll&amp;egrave;ge C&amp;eacute;venol in Chambon-sur-Lignon alloggiando nella casa Secours Suisse per bambini rifugiati, separatamente dalla madre, era per&amp;ograve; costretto a scappare nei boschi ad ogni rastrellamento della Gestapo. Fu poi studente all&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; di Montpellier e nell&amp;rsquo;autunno del 1948 arriv&amp;ograve; a Parigi con una lettera di presentazione per &amp;eacute;lie Cartan. Fu quindi accettato all&amp;rsquo;&amp;eacute;cole Normale Sup&amp;eacute;rieure come auditeur libre per l&amp;rsquo;anno 1948-49 assistendo al debutto della topologia algebrica presso il seminario di Henri Cartan (figlio di &amp;eacute;lie). I primi interessi di Grothendieck furono per&amp;ograve; rivolti all&amp;rsquo;analisi funzionale e su consiglio di Cartan si trasfer&amp;igrave; a Nancy. Sotto la guida di J. Dieudonn&amp;eacute; e L. Schwartz nel 1953 consegu&amp;igrave; il dottorato. Grothendieck, negli anni del Liceo e all&amp;rsquo;Universit&amp;agrave;, ebbe ben poca soddisfazione dai corsi e programmi d&amp;rsquo;insegnamento istituzionali e non&amp;nbsp; si pu&amp;ograve; dire che fu uno studente modello. La sua curiosit&amp;agrave;, unita all&amp;rsquo;insoddisfazione, lo spinse a sviluppare indipendentemente, non ancora ventenne, una teoria della misura e dell&amp;rsquo;integrazione che poi apprese, a Parigi, esser gi&amp;agrave; stata scritta da Lebesgue. &amp;ldquo;Ho appreso allora&amp;nbsp; nella solitudine quel che &amp;egrave; essenziale nel mestiere di matematico &amp;ndash; quello che nessun maestro pu&amp;ograve; veramente insegnare&amp;rdquo; cos&amp;igrave; Grothendieck. Il periodo ufficialmente produttivo di Grothendieck, attestato da una mole impressionante di scritti, si colloca nell&amp;rsquo;arco degli anni 1950-70. Se gli argomenti di ricerca dei primi anni &amp;rsquo;50 furono di analisi funzionale, i grandi temi della geometria algebrica, i suoi fondamenti, come la ridefinizione stessa del concetto di spazio, sono alla base delle ricerche degli anni 1957-70. Nel 1959, divenuto professore presso il nascente Institut des Hautes &amp;eacute;tudes Scientifiques (IHES) a Bures, vicino a Parigi, anima un seminario nel quale suggerisce e propone a studenti e colleghi &amp;ndash; con una generosit&amp;agrave; esemplare &amp;ndash; le sue idee di ricerca, condividendo senza riserve il suo entusiasmo e la sua creativit&amp;agrave;. In questi primi anni anche i contatti frequenti ed intensi con Jean Pierre Serre, come testimonia la loro corrispondenza, sono una sorgente d&amp;rsquo;ispirazione e un mutuo scambio d&amp;rsquo;idee. Nel decennio 1959-69 i suoi risultati sono principalmente diffusi, da una parte, come &amp;acute; El&amp;eacute;ments de G&amp;eacute;om&amp;eacute;trie Alg&amp;eacute;brique (EGA) &amp;ndash; redatti in collaborazione con Dieudonn&amp;eacute; &amp;ndash; e con l&amp;rsquo;aiuto dei partecipanti al S&amp;eacute;minaire de G&amp;eacute;om&amp;eacute;trie Alg&amp;eacute;brique (SGA) mediante le note al seminario, e dall&amp;rsquo;altra in Expos&amp;eacute;s al seminario Bourbaki. Nel progetto iniziale di Grothendieck il S&amp;eacute;minaire era da considerarsi una forma preliminare degli &amp;acute; El&amp;eacute;ments destinata ad essere inglobata in questi ultimi, che vengono inizialmente pubblicati dall&amp;rsquo;IHES in svariati poderosi tomi. Nel 1966 riceve la Fields Medal (il massimo riconoscimento per un matematico). Nel 1970 Grothendieck, all&amp;rsquo;et&amp;agrave; di 42 anni, abbandona la scena ufficiale. Le motivazioni che lo spingono a ritirarsi dal mondo accademico sono molteplici, ma certamente il suo radicale antimilitarismo &amp;egrave; una ragione dichiarata. Infatti, si accorge che l&amp;rsquo;IHES riceve fondi dal ministero della difesa &amp;ndash; da oltre tre anni a sua insaputa &amp;ndash; e come tutta risposta abbandona l&amp;rsquo;Institut e lo diffida dalla pubblicazione di EGA e SGA, assegnando la riedizione di quest&amp;rsquo;ultimi alla Springer-Verlag. Avendo vissuto da rifugiato, con passaporto delle Nazioni Unite, senza cittadinanza &amp;ndash; i suoi documenti ufficiali sparirono nell&amp;rsquo;apocalisse nazista &amp;ndash;  d&amp;agrave; vita al movimento pacifista ed ambientalista Survivre. Negli anni della guerra in Vietnam e della proliferazione degli armamenti nucleari &amp;ndash; come per altro anche nel nostro panorama attuale di conflitti sempre vivi &amp;ndash; il pacifismo di Grothendieck appare come un&amp;rsquo;assunzione di responsabilit&amp;agrave; significativa e non trascurabile dalle istituzioni coinvolte che, al contrario, anche oggi continuano a ricevere i suddetti finanziamenti. Successivamente a tale scelta Grothendieck trascorre un paio d&amp;rsquo;anni al Coll&amp;eacute;ge de France, poi a Orsay ed infine, nel 1973, ritorna all&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; di Montpellier, rifiutando il Crafoord Prize nel 1988, anno del suo pensionamento. In questi ultimi anni, ritiratosi a vita privata presso Mormoiron, in campagna, avendo rinunciato a viaggiare, si dedica alla corrispondenza e alla redazione di R&amp;eacute;coltes et Semailles, una lunga riflessione e testimonianza sul suo passato di matematico, nelle parole di Grothendieck, una lunga meditazione sulla vita ovvero &amp;ldquo;dell&amp;rsquo;avventura interiore che &amp;egrave; stata e che &amp;egrave; questa mia vita.&amp;rdquo; Ho ricevuto alcune parti di R&amp;eacute;coltes et Semailles nel 1991, insieme ad una lettera di Grothendieck nella quale mi ha anche indicato Aldo Andreotti come &amp;ldquo;un buon amico e una persona veramente preziosa: son giunto ad apprezzare le sue qualit&amp;agrave; peculiari molto pi&amp;ugrave; adesso che &amp;egrave; mancato che negli anni &amp;rsquo;50 e &amp;rsquo;60 quando era ancora in vita.&amp;rdquo; Non sono a conoscenza di matematici italiani che abbiano collaborato con Grothendieck in quegli anni, la scuola italiana ha assimilato molto lentamente i suoi metodi algebrici in geometria, anche se in parte hanno radici italiane, in Severi e Barsotti, ad esempio. La Pr&amp;eacute;sentation des Th&amp;egrave;mes di R&amp;eacute;coltes et Semailles &amp;egrave; la preziosa fonte &amp;ndash; unitamente alla suddetta lettera &amp;ndash; per alcune considerazioni precedenti e il canovaccio per un affresco del suo pensiero matematico che ora mi accingo a delineare. L&amp;rsquo;eccellenza di Grothendieck, il suo genio matematico, &amp;egrave; ben riconoscibile nella sua propensione naturale a palesare dei temi visibilmente cruciali che nessuno aveva evidenziato o riconosciuto. La sua fecondit&amp;agrave; ha radici profonde e si esprime attraverso linguaggi sempre nuovi, emerge come un torrente di nuove nozioni-astrazioni ed enunciati-formulazioni. Ben spesso enunciati cos&amp;igrave; perfettamente formulati da una immaginazione fervida e implacabile son risultati essere il fondamento di una intera teoria che Grothendieck stesso ha delineato, sviluppato e compiuto, ed in altri casi solo indicato. Questa sua propensione alla creazione della matematica, prima ancora che alla soluzione dei problemi matematici, rende Grothendieck un matematico estremamente particolare e stravagante, se intendiamo la destrezza  atematica come la capacit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;uomo di risolvere problemi. Il profano che si accosta all&amp;rsquo;opera matematica di Grothendieck dovr&amp;agrave; abbandonare il senso comune che guarda al matematico come un problem solver e provare veramente a guardar la matematica come un&amp;rsquo;arte e il matematico come un artista. Un&amp;rsquo;arte del tutto particolare, per la quale le invenzioni si mutuano con le dimostrazioni ovvero l&amp;rsquo;immaginazione si deve accordare con la ragione e le sue opere sono teorie in un intreccio, un disegno, che permette sempre di cogliere un&amp;rsquo;unit&amp;agrave; nella molteplicit&amp;agrave;. Come Grothendieck stesso scrive &amp;ldquo;&amp;egrave; in questo atto di passare oltre, del non restare rinchiusi in un circolo imperativo che noi ci fissiamo, &amp;egrave; innanzitutto in quest&amp;rsquo;atto solitario che si trova la creazione.&amp;rdquo; Per Grothendieck, le teorie matematiche sono anche opportunit&amp;agrave; per la riflessione in senso lato e un esercizio meditativo, una forma di contemplazione che accompagna la nostra avventura interiore. La matematica &amp;egrave; quindi uno yoga che si diversifica e prolifera teorie differenti ma che ha fondamenta ben solidamente unitarie. Il differenziarsi di questi temi vecchi e nuovi s&amp;rsquo;intreccia anche ad una storia delle idee alle quali questi sono ispirati. Nelle parole di Grothendieck stesso, vi sono tradizionalmente tre aspetti delle cose che sono oggetto della riflessione matematica: il numero o l&amp;rsquo;aspetto aritmetico, la misura o l&amp;rsquo;aspetto metrico (o analitico) e la forma o l&amp;rsquo;aspetto geometrico. &amp;ldquo;Nella maggior parte dei casi studiati in matematica, questi tre aspetti sono presenti simultaneamente e in stretta interazione.&amp;rdquo; Nel seguito esamineremo alcuni di questi temi propri della geometria algebrica nella prospettiva che Grothendieck ha svelato. Un occhio che predilige la forma e la struttura e quindi l&amp;rsquo;aspetto geometrico ed aritmetico, in una visione unificatrice che ha dato vita ad una nuova geometria: la geometria aritmetica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="margin-left: 40px"&gt;&lt;em&gt;Possiamo affermare che il numero &amp;egrave; atto ad afferrare la struttura&lt;br /&gt;degli aggregati discontinui o discreti: i sistemi, sovente&lt;br /&gt;finiti, formati da elementi o oggetti per cos&amp;igrave; dire isolati gli&lt;br /&gt;uni in rapporto agli altri, senza nessun principio di passaggio&lt;br /&gt;continuo da l&amp;rsquo;uno all&amp;rsquo;altro. La grandezza al contrario &amp;egrave;&lt;br /&gt;la qualit&amp;agrave; per eccellenza, suscettibile di variazione continua;&lt;br /&gt;attraverso ci&amp;ograve;, &amp;egrave; atta ad afferrare le strutture e i fenomeni&lt;br /&gt;continui: i movimenti, gli spazi, le variet&amp;agrave; di tutti i generi, i&lt;br /&gt;campi di forza etc. Cos&amp;igrave;, l&amp;rsquo;aritmetica appare (grosso modo)&lt;br /&gt;come la scienza delle strutture discrete, e l&amp;rsquo;analisi, come la&lt;br /&gt;scienza delle strutture continue.&lt;br /&gt;Quanto alla geometria, possiamo affermare che dopo pi&amp;ugrave;&lt;br /&gt;di duemila anni che esiste sotto forma di una scienza nel&lt;br /&gt;senso moderno del termine, &amp;egrave; a cavallo di questi due tipi&lt;br /&gt;di strutture, quelle discrete e quelle continue. D&amp;rsquo;altronde,&lt;br /&gt;per lungo tempo, non vi &amp;egrave; stato veramente un &amp;ldquo;divorzio&amp;rdquo;&lt;br /&gt;tra due geometrie che sarebbero state di natura differente,&lt;br /&gt;una discreta e l&amp;rsquo;altra continua. Piuttosto, ci sono stati due&lt;br /&gt;punti di vista diversi nell&amp;rsquo;investigazione delle stesse figure&lt;br /&gt;geometriche: una mettendo l&amp;rsquo;accento sulle propriet&amp;agrave; discrete&lt;br /&gt;[...] l&amp;rsquo;altra sulle propriet&amp;agrave; continue [...].&lt;br /&gt;&amp;egrave; alla fine dell&amp;rsquo;800 che apparve un divorzio, con l&amp;rsquo;avvento&lt;br /&gt;e lo sviluppo di ci&amp;ograve; che talvolta si &amp;egrave; indicato come la geometria&lt;br /&gt;(algebrica) astratta. Grosso modo, questa ebbe come&lt;br /&gt;scopo quello d&amp;rsquo;introdurre, per ogni numero primo p, una geometria&lt;br /&gt;(algebrica) di caratteristica p, ricalcata sul modello&lt;br /&gt;(continuo) della geometria (algebrica) ereditata dai secoli&lt;br /&gt;precedenti, ma in un contesto, tuttavia, che apparve come&lt;br /&gt;irriducibilmente discontinuo, discreto. Questi nuovi oggetti&lt;br /&gt;geometrici, sono diventati sempre pi&amp;ugrave; importanti all&amp;rsquo;inizio del&lt;br /&gt;&amp;rsquo;900, e questo, in modo particolare, in vista della loro stretta&lt;br /&gt;relazione con l&amp;rsquo;aritmetica [...] Sembrerebbe essere una delle&lt;br /&gt;idee direttrici nell&amp;rsquo;opera di Andr&amp;eacute;Weil [...] &amp;egrave; in questo spirito&lt;br /&gt;che egli ha formulato, nel 1949, le celebri congetture di Weil.&lt;br /&gt;Congetture assolutamente sbalorditive, in verit&amp;agrave;, che fanno&lt;br /&gt;intravedere, per queste nuove variet&amp;agrave; (o spazi) di natura discreta,&lt;br /&gt;la possibilt&amp;agrave; di certi tipi di costruzioni e di argomenti&lt;br /&gt;che fino a quel momento sembravano pensabili solamente nel&lt;br /&gt;quadro dei soli spazi considerati come degni di questo nome&lt;br /&gt;dagli analisti [...]&lt;br /&gt;Possiamo ritenere che la nuova geometria &amp;egrave; innanzitutto,&lt;br /&gt;una sintesi tra questi due mondi [...] il mondo aritmetico [...]&lt;br /&gt;e il mondo della grandezza continua [...]. In questa nuova visione,&lt;br /&gt;i due mondi un tempo separati, ne formano solo uno.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Questa visione unificatrice s&amp;rsquo;&amp;egrave; incarnata nei concetti di schema e topos svelando strutture nascoste: la ricchezza geometrica del mondo discreto &amp;egrave; venuta alla luce in tutta la sua bellezza e articolazione, permettendo cos&amp;igrave; la dimostrazione delle suddette congetture di Weil da parte di Grothendieck stesso e di Pierre Deligne, un suo allievo. Il concetto di schema costituisce un vasto ingrandimento o generalizzazione del concetto di variet&amp;agrave; algebrica cos&amp;igrave; come era stata studiata dalla scuola italiana e tedesca dei primi anni del novecento. L&amp;rsquo;idea di schema di Grothendieck e le linee fondamentali di una teoria degli schemi, mediante il concetto di morfismo tra essi ovvero di opportune trasformazioni di schemi, risalgono agli anni 1957&amp;ndash;58 e vengono brevemente esemplificate al congresso mondiale dei matematici ad Edimburgo nel 1958. Proprio il concetto di fascio &amp;ndash; gi&amp;agrave; introdotto e studiato da Leray e Serre &amp;ndash; risulta qui essenziale in quanto permette di ricostruire un dato globale a partire da un ventaglio di dati locali e consente ragionamenti di tipo continuo in ambito discreto. Se la geometria algebrica &amp;egrave; lo studio delle equazioni polinomiali e dei luoghi geometrici definiti da queste la teoria dei fasci e degli schemi &amp;egrave; l&amp;rsquo;agile e naturale linguaggio nel quale esprimerla fedelmente, linguaggio atto ad esplicitare finemente la struttura intima di questi enti geometrici.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-left: 200px"&gt;Montpellier, 19 aprile 1988&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-left: 40px"&gt;&lt;em&gt;Caro Professor Ganelius, la ringrazio per la sua lettera del&lt;br /&gt;13 aprile, che ho ricevuto oggi, e per il telegramma. Il premio&lt;br /&gt;Crafoord insignitomi insieme a Pierre Deligne (che fu mio&lt;br /&gt;studente) quest&amp;rsquo;anno dall&amp;rsquo;Accademia reale svedese, accompagnato&lt;br /&gt;da un&amp;rsquo;ingente somma di denaro, mi ha molto onorato.&lt;br /&gt;Tuttavia, mi rincresce informarla che non desidero accettare&lt;br /&gt;questo premio, come nessun altro, per le seguenti ragioni:&lt;br /&gt;1) Lo stipendio di professore e la pensione, che inizier&amp;agrave; dal&lt;br /&gt;prossimo ottobre, sono pi&amp;ugrave; che adeguati ai miei bisogni materiali&lt;br /&gt;e a quelli dei miei dipendenti; per cui non mi occorre&lt;br /&gt;denaro. Quanto alle onorificenze conferite ad alcuni dei miei&lt;br /&gt;lavori sui fondamenti, sono convinto che solo il tempo dar&amp;agrave;&lt;br /&gt;prova della fertilit&amp;agrave; di nuove idee o visioni. La fertilit&amp;agrave; si&lt;br /&gt;misura con il risultato e non con un riconoscimento.&lt;br /&gt;2) Noto, inoltre, che tutti i ricercatori di alto livello, ai&lt;br /&gt;quali un prestigioso premio come quello Crafoord &amp;egrave; indirizzato,&lt;br /&gt;hanno una posizione sociale che d&amp;agrave; loro pi&amp;ugrave; ricchezza&lt;br /&gt;materiale e pi&amp;ugrave; prestigio scientifico di quanto sia necessario,&lt;br /&gt;con il potere e i privilegi che ne conseguono. Eppure, non&lt;br /&gt;&amp;egrave; chiaro che la sovrabbondanza di alcuni &amp;egrave; possibile solo al&lt;br /&gt;costo delle necessit&amp;agrave; altrui?&lt;br /&gt;3) Il lavoro che mi ha portato alla cortese attenzione della&lt;br /&gt;Accademia lo terminai venticinque anni fa, quando facevo&lt;br /&gt;parte della comunit&amp;agrave; scientifica ed essenzialmente ne condividevo&lt;br /&gt;lo spirito e i valori. Sono uscito da quell&amp;rsquo;ambiente nel&lt;br /&gt;1970 e, sebbene la ricerca scientifica abbia continuato ad appassionarmi,&lt;br /&gt;interiormente mi sono ritirato sempre pi&amp;ugrave; dal&lt;br /&gt;&amp;ldquo;milieu&amp;rdquo; scientifico. Nel frattempo, l&amp;rsquo;etica della comunit&amp;agrave;&lt;br /&gt;scientifica (perlomeno dei matematici) &amp;egrave; decaduta al punto&lt;br /&gt;che il furto dichiarato tra colleghi (specialmente alle spese di&lt;br /&gt;coloro i quali non sono in condizione di difendersi) &amp;egrave; quasi&lt;br /&gt;diventato la norma ed &amp;egrave;, a ogni modo, tollerato da tutti,&lt;br /&gt;persino nei casi pi&amp;ugrave; evidenti e iniqui. A queste condizioni,&lt;br /&gt;accettare di partecipare al gioco dei premi e delle onorificenze&lt;br /&gt;significherebbe anche dare la mia approvazione a uno spirito&lt;br /&gt;e a una tendenza nel mondo scientifico che io considero come&lt;br /&gt;essere fondamentalmente malsana e per di pi&amp;ugrave; condannata a&lt;br /&gt;scomparire presto, essendo tale spirito e tendenza cos&amp;igrave; rovinosi,&lt;br /&gt;spiritualmente, intellettualmente e materialmente.&lt;br /&gt;La terza ragione &amp;egrave; per me di gran lunga la pi&amp;ugrave; importante,&lt;br /&gt;anche se non va intesa, in nessun modo, come una critica&lt;br /&gt;all&amp;rsquo;Accademia reale e al come intende amministrare i suoi&lt;br /&gt;secolo&lt;br /&gt;degli eventi totalmente imprevisti cambieranno completamente&lt;br /&gt;il nostro concetto di &amp;ldquo;scienza&amp;rdquo; e dei suoi obiettivi e lo&lt;br /&gt;spirito con cui il lavoro scientifico &amp;egrave; svolto. Certamente, a&lt;br /&gt;quel tempo l&amp;rsquo;Accademia reale sar&amp;agrave; fra le istituzioni e le persone&lt;br /&gt;che giocheranno un ruolo importante in questo rinnovamento&lt;br /&gt;senza precedenti, dopo un equivalente collasso della&lt;br /&gt;civilt&amp;agrave; senza precedenti. Mi dispiace dell&amp;rsquo;inconveniente che&lt;br /&gt;pu&amp;ograve; aver causato a lei e all&amp;rsquo;Accademia reale il mio rifiuto&lt;br /&gt;di ricevere il premio Crafoord, soprattutto per il fatto che&lt;br /&gt;il premio era gi&amp;agrave; stato pubblicizzato prima che i candidati&lt;br /&gt;avessero accettato. Tuttavia, non ho mai rinunciato ad esprimere&lt;br /&gt;la mia opinione sulla comunit&amp;agrave; scientifica e sulla&lt;br /&gt;&amp;ldquo;scienza ufficiale&amp;rdquo; di oggi nota alla stessa comunit&amp;agrave; e specialmente&lt;br /&gt;ai miei vecchi amici e ai miei giovani studenti del&lt;br /&gt;mondo matematico. Ci&amp;ograve; che penso si trova in R&amp;eacute;coltes et&lt;br /&gt;Semailles, una lunga riflessione sulla mia vita di matematico,&lt;br /&gt;sulla creativit&amp;agrave; in generale e sulla creativit&amp;agrave; scientifica&lt;br /&gt;in particolare; questo saggio &amp;egrave; diventato inaspettatamente un&lt;br /&gt;ritratto dei principi morali del mondo matematico dal 1950&lt;br /&gt;fino a oggi. In attesa che venga pubblicato sotto forma di libro,&lt;br /&gt;un&amp;rsquo;edizione provvisoria di duecento copie &amp;egrave; stata spedita&lt;br /&gt;ai colleghi matematici, principalmente ai geometri algebrici&lt;br /&gt;(che adesso mi fanno onore commemorandomi). In un plico&lt;br /&gt;a parte, le invio le due parti introduttive per sua informazione&lt;br /&gt;personale. Di nuovo ringrazio lei e l&amp;rsquo;Accademia reale svedese&lt;br /&gt;e porgo le mie scuse per l&amp;rsquo;inconveniente non voluto. La prego&lt;br /&gt;di accettare i miei pi&amp;ugrave; sentiti omaggi.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;A. Grothendieck&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:smaller;"&gt;&lt;br /&gt;(da un articolo di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://users.unimi.it/~barbieri/"&gt;&lt;span style="font-size:smaller;"&gt;Luca Barbieri Viale&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:smaller;"&gt;)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;</content>
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    <title>[Phragmenta] Quanti di Testo</title>
    <published>2009-02-22T00:01:00Z</published>
    <updated>2009-02-22T00:01:00Z</updated>
    <content type="html">Notti che hai un tale buio davanti che sembra solido, un petrolio fradicio che sai di stare attraversando a fatica, denso troppo denso per qualunque luce, un buio che sembra volerti mangiare, e i fari non servono a niente, illuminano ad interim una notte che forse ti porti nel cuore perch&amp;egrave; va bene il buio, ma adesso si esagera. Scuro\chiaro, leggi il margine, il confine tra la luce dei lampioni che fanno da oasi nell&amp;rsquo;abisso scandisce irregolare (n&amp;egrave; sai dire dove SIA l&amp;rsquo;irregolarit&amp;agrave;, in te o in loro) il tempo, quadretta uno spazio che ormai lo sappiamo, non esiste finch&amp;egrave; non vi giustapponiamo una rete, un filtro, una sigaretta che ci fuma. Dove finisce quella luce, quel buio? Esistono o no Buio o Luce, che siano perfetti in s&amp;egrave; stessi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;---&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Ogni cosa si rompe&amp;quot; ho pensato mentre raccoglievo tutto ci&amp;ograve; che rimaneva della &amp;quot;mia&amp;quot; bici da universitario (&amp;quot;mia&amp;quot; perch&amp;egrave; prima di passare nelle mie mani fu d&amp;rsquo;altri,e prima di loro d&amp;rsquo;altri ancora, e prima di loro fu forse un Demiurgo benevolo ad assemblare materia informe in due aste di ferro e due ruote e a insufflargli la vita chiamandola &amp;quot;Graziella&amp;quot;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni cosa si rompe, si consuma. Basta trovare il dente abbastanza duro da spezzarla.&lt;br /&gt;Catene, metaforiche e non.&lt;br /&gt;Legami, metaforici e non.&lt;br /&gt;Idee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aspetter&amp;ograve; dunque. Il tuo legame sar&amp;agrave; eroso dal mio scorrere acquatico: io sono l&amp;rsquo;acqua, che nei secoli scava la pietra. Con calma. Dedizione.&lt;br /&gt;Non sono (non so essere) la tenaglia che spezza gli anelli, quelli di ferro di una catena o le vere con cui si imprigionano le dita gli amanti, illusi dal sogno di sopravvivere all&amp;rsquo;oro: meglio per me, per l&amp;rsquo;idole che il Cielo mi diede, essere il fiume, che se trova la roccia a sbarrargli il cammino la evita scorrendogli ai lati. Nulla pi&amp;ugrave; che un ruscello montano. Nulla pi&amp;ugrave; della piena del Nilo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;---&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il modus dell&amp;rsquo;essere &amp;egrave; forse l&amp;rsquo;alternanza. Giorno/notte, caldo/freddo, alto/basso, bianco/nero, uomo/donna. Ogni cosa trova delimitazione e senso nell&amp;rsquo;avere una nemesi. L&amp;rsquo;esperibile si basa sul concetto di contrapposizione. Ci&amp;ograve; che non pu&amp;ograve; essere contrapposto non ha senso n&amp;egrave; misura, non ha norma per poter essere confrontato con l&amp;rsquo;altro da s&amp;egrave;. Il limite e non il contenuto. Non ci&amp;ograve; che le cose sono in s&amp;egrave; stesse, ma ci&amp;ograve; che esse sono nel loro essere diverse dal resto. Lo sciente non parla dello scibile in quanto da-s&amp;egrave;, ne parla in quanto differenza. L&amp;rsquo;interloquio &amp;egrave; nientemeno che tracciare un margine, limitare l&amp;rsquo;esprimibile dalla potenza all&amp;rsquo;atto, calare nei panni miseri del linguaggio (lineare) la sequenza circolare di puro gesto. Ed &amp;egrave; di pi&amp;ugrave; (di meno?). Esprimersi &amp;egrave; SOLO quel margine. L&amp;rsquo;essere sta in bilico su un filo, e anzi esso &amp;egrave; il filo in s&amp;egrave;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;---&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi &amp;egrave; una &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tetragrammaton"&gt;parola&lt;/a&gt; che non pu&amp;ograve; essere pronunciata, che non &amp;egrave; mai stata pronunciata.&lt;br /&gt;Proibita da sempre, di essa si &amp;egrave; persa la forma. Si &amp;egrave; fatta nei secoli orpello, inutile somma di segni che non hanno mai calcato la lingua di nessun mortale.&lt;br /&gt;In una delle trecentocinquantamila sillabe del Clementinum &amp;egrave; nascosto Dio: nessuno ha messo in conto che il suo Nome potrebbe essere impronunciabile, paradossalmente blasfemo e cacofonico, un'accozzaglia di rutti e gorgoglianti borborigmi, troppo lungo: se a sillabare la possanza di un nume fossero necessari eoni ed eoni di fiato, che utilit&amp;agrave; potrebbe avere conoscerne la natura? Il nome di Dio, o di una semplice rosa, sarebbe nei secoli e nei millenni monito alla nostra limitatezza, della nostra mortalit&amp;agrave;. Ancora risuona la prima sillaba che ha dato i natali al creato, l&amp;rsquo;Om primigeno che &amp;egrave;, nella nostra percezione azzardata e tecnocratica, la radiazione cosmica, il vagito iniziale di un Universo che, tolto dall&amp;rsquo;utero caldo del Possibile, entra nel Reale e si fa Cosmo, fecondato da uno degli (infiniti?) spermatozoi della combinatorica.&lt;br /&gt;Non &amp;egrave; mai stato detto, n&amp;egrave; a ragione n&amp;egrave; invano, questo nome di Dio. Tutto ci&amp;ograve; che popola questo mondo &amp;egrave; indegno della sua perfezione? Un Dio che crea un mondo che non pu&amp;ograve; dirne il nome, che &amp;quot;Dio&amp;quot; si trova ad essere? Nessuno ne pu&amp;ograve; testimoniare la presenza, se non con una perifrasi, nessuno pu&amp;ograve; dire che &amp;quot;Egli &amp;egrave;&amp;quot;, trovandosi tradizionalmente (psicologicamente) bloccato da un Verbo che non &amp;egrave; tale (non pu&amp;ograve; nemmeno esser fatto parola, come potrebbe poi farsi carne?).</content>
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    <title>Jojo's Bizarre Adventures</title>
    <published>2008-07-02T14:00:51Z</published>
    <updated>2008-07-02T14:03:30Z</updated>
    <content type="html">Non sono uso postare dei video, ma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;lj-embed id="2" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;lj-embed id="3" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Togliere il top del charleston, per dio, togliere il top del charleston.&lt;br /&gt;:O</content>
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    <title>killyourbuddha @ 2008-05-18T00:42:00</title>
    <published>2008-05-17T22:44:52Z</published>
    <updated>2008-05-17T22:44:52Z</updated>
    <content type="html">Il mio ricordo è incespicato in un sogno che ti riguardava. Ti rivedo come ti ho vista quella mattina di novembre, eri arrivata di corsa in una grande aula che d'improvviso con te dentro si era svuotata, come di colpo le stelle nel Cielo si fanno fioche in confronto alla luce del Sole. Svegliata troppo tardi, ti piaceva e tuttora so che ti piace sonnecchiare con fare gattesco specie quando fuori piove come oggi, gocce rotonde e grandi che abbeverano i campi e si fanno beffe di questo asfalto tumido. Sei arrivata coi capelli ancora umidi (non di pioggia, come tutti hanno pensato, ma di shampoo... fare in fretta va bene, ma ci sono riti che la mattina vanno rispettati!), e in quel momento mi sei sembrata la Vita, quella che anche se la scrivi con la maiuscola è sempre qualcosa di più grande. Eri per me l'immagine della Madre Terra. Serena e stabile, immensa e lievissima, ti ho immaginata poggiare il piede nudo sul cemento e d'improvviso da lì un fiore sbriciolare in mille pezzi il calcestruzzo. Ti immagino centellinare con cura le cose che tocchi, perchè sai che quel che con te viene a contatto ne esce più Bello, più vero, più sensato. Come una nuova regina Mida, che però trasforma l'oro in qualcosa che gli è ancora più prezioso...&lt;br /&gt;Con tanta violenta dolcezza si imponeva a me la tua presenza da farmi apparire risibile il nostro tentativo di inscatolare la natura in un'aiuola. Il profumo di balsamo dei tuoi capelli, così neri, così tanti, così ricci da fare impallidire il cerchio di Giotto, lo conservo tuttora come uno dei ricordi più eccitanti che ho di te. &lt;br /&gt;Ti ho sognata con la stessa forza anche in quel giorno d'aprile, avevi messo la gonna a grandi fiori colorati che tanto ti piaceva (e piaceva anche a me, fatico a trovare qualcuno a cui non sia piaciuta). Quella mattina quasi sembrava il Sole avesse prediletto te, volesse illuminare te in particolare, te che già parevi sostenuta da quella materia leggerissima di cui sono fatte le ali delle farfalle. Si poteva essere anche dell'umore più nero, salutarti era salvifico, era come sciogliere una goccia d'inchiostro in un oceano vastissimo e calmo, verde proprio di quel colore che ha la Pace.&lt;br /&gt;Ora sei lontana. Sei felice, sapere questo è sufficiente a quietare ogni mio pensiero nostalgico. Ti ricordi come ci siamo lasciati? Un giorno -ti dissi, balbettando timidamente questi sentimenti- io ti rivedrò (e sì, non è un'ipotesi o una speranza, un giorno questo accadrà), e dopo averti salutata ed essermi di nuovo purificato di ogni peso, ti dirò queste esatte parole: "Hai visto? Sono cresciuto anche per te, sono diventato quello che tu mi hai insegnato ad essere. Un giorno darai il tuo nome a una stella importante, e a quel punto sarà fatta, sarà come potersi telefonare gratis in ogni momento. Mi basterà alzare gli occhi al cielo e dire: almeno per i prossimi cinquecento milioni di anni so trovare il mio Nord."</content>
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    <title>Geburah</title>
    <published>2008-04-06T19:41:05Z</published>
    <updated>2008-04-06T19:41:05Z</updated>
    <content type="html">"Pim, non ci sono gli archetipi, c'è il corpo. Dentro la pancia è bello, perché ci cresce il bambino, si infila il tuo uccellino tutto allegro e scende il cibo buono saporito, e per questo sono belli e importanti la caverna, l'anfratto, il cunicolo, il sotterraneo, e persino il labirinto che è fatto come le nostre buone e sante trippe, e quando qualcuno deve inventare qualcosa di importante lo fa venire da lì, perché sei venuto di lì anche tu il giorno che sei nato, e la fertilità  è sempre in un buco dove qualcosa prima marcisce e poi ecco là, un cinesino, un dattero, un baobab. Ma alto è meglio che basso, perché se stai a testa in  giù ti viene il sangue alla testa, perché i piedi puzzano e i capelli meno, perché è meglio salire su un albero a coglier frutti che finire sottoterra a ingrassare i vermi, perché raramente ti fai male toccando in alto (devi essere proprio in solaio) e di solito ti fai male cascando verso il basso, ed ecco perché l'alto è angelico e il basso diabolico. Ma siccome è anche vero quel che ho detto prima sulla mia pancina, sono vere tutte e due le cose, è bello il basso e dentro, in un senso, e nell'altro è bello l'alto e il fuori, e non c'entra lo spirito di Mercurio e la contraddizione universale. Il fuoco tiene caldo e il freddo ti fa venire la broncopolmonite, specie se sei un sapiente di quattromila anni fa, e dunque il fuoco ha misteriose virtù, anche perché ti cuoce il pollo. Ma il freddo conserva lo stesso pollo e il fuoco se lo tocchi ti fa venire una vescica grossa così, quindi se pensi a una cosa che si conserva da millenni, come la sapienza, devi pensarla su un monte, in alto (e abbiam visto che è bene), ma in una caverna (che è altrettanto bene) e al freddo eterno delle nevi tibetane (che è benissimo). E se poi vuoi sapere perché la sapienza viene dall'Oriente e non dalle Alpi Svizzere, è perché il corpo dei tuoi antenati alla mattina, quando si svegliava che era ancora buio, guardava ad est sperando che sorgesse il sole e non piovesse, governo ladro."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Sì, mamma."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Certo che sì, bambino mio. Il sole è buono perché fa bene al corpo, e perché ha il buon senso di riapparire ogni giorno, quindi è buono tutto quello che ritorna, non quello che passa e va e chi s'è visto s'è visto. Il modo più comodo per ritornare da dove si è passati senza rifare due volte la stessa strada è camminare in circolo. E siccome l'unica bestia che si acciambella a cerchio è il serpente, ecco perché tanti culti e miti del serpente, perché è difficile rappresentare il ritorno del sole arrotolando un ippopotamo. Inoltre se devi fare una cerimonia per invocare il sole, ti conviene muovere in circolo, perché se muovi in linea retta ti allontani da casa e la cerimonia dovrebbe essere brevissima, e d'latra parte il circolo è la struttura più comoda per un rito, e lo sanno anche quelli che mangiano fuoco sulle piazze, perché in circolo tutti vedono allo stesso modo chi sta al centro, mentre se un'intera tribù si mettesse in linea retta come una squadra di soldati, quelli più lontano non vedrebbero, ed ecco perché il cerchio e il movimento rotatorio e il ritorno ciclico sono fondamentali in ogni culto e in ogni rito."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Sì mamma."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Certo che sì. E adesso passiamo ai numeri magici che piacciono tanto ai tuoi autori. Uno sei tu che non sei due, uno è quel tuo affarino lì, una è la mia affarina qui e uni sono il naso e il cuore e quindi vedi quante cose importanti sono uno. E due sono gli occhi, le orecchie, le narici, i miei seni e le tue palle, le gambe, le braccia e le natiche. Tre è più magico di tutti perché il nostro corpo non lo conosce, non abbiamo nulla che sia tre cose, e dovrebbe essere un numero misteriosissimo che attribuiamo a Dio, in qualunque posto viviamo. ma se ci pensi, io ho una sola cosina e tu hai un solo cosino -- sta' zitto e non fare dello spirito -- e se mettiamo questi due cosini insieme viene fuori un nuovo cosino e diventiamo tre. Ma allora ci vuole un professore universitario per scoprire che tutti i popoli hanno strutture ternarie, trinità e cose del genere? Ma le religioni non le facevano mica col computer, era tutta gente per bene, che scopava come si deve, e tutte le strutture trinitarie non sono un mistero, sono il racconto di quel che fai tu, di quel che facevano loro. Ma due braccia e due gambe fanno quattro, ed ecco che quattro è lo stesso un bel numero, specie se pensi che gli animali hanno quattro zampe e a quattro zampe vanno i bambini piccoli, come sapeva la Sfinge. Cinque non parliamone, sono le dita della mano, e con due mani hai quell'altro numero sacro che è dieci, e per forza sono dieci persino i comandamenti, altrimenti se fossero dodici quando il prete dice uno, due, tre e mostra la dita, arrivato agli ultimi due deve farsi prestar la mano dal sacrestano. Adesso prendi il corpo e conta tutte le cose che spuntano dal tronco, con braccia, gambe testa e pene sono sei, ma per la donna sette, per questo mi pare che tra i tuoi autori il sei non sia mai stato preso sul serio se non come doppio di tre, perché funziona solo per i maschi, i quali non hanno nessun sette, e quando comandano loro preferiscono vederlo come numero sacro, dimenticando che anche le mie tette spuntano in fuori, ma pazienza. Otto -- mio dio, non abbiamo nessun otto... no, aspetta, se braccia e gambe non contano per uno, ma per due, per via del gomito e del ginocchio, abbiamo otto grandi ossa lunghe che sballonzolano in fuori, e prendi queste otto più il tronco e hai nove, che se poi ci metti la testa fa dieci. Ma sempre girando intorno al corpo ne cavi fuori tutti i numeri che vuoi, pensa ai buchi."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"I buchi?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Sì, quanti buchi ha il tuo corpo?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Be'" mi contavo "Occhi narici orecchie bocca culo, fa otto."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Vedi? Un'altra ragione per cui otto è un bel numero. Ma io ne ho nove! E col nono ti faccio venire al mondo, ed ecco perché nove è più divino di otto! Ma vuoi la spiegazione di altre figure ricorrenti? Vuoi l'anatomia dei tuoi menhir, che i tuoi autori ne parlano sempre? Si sta in piedi di giorno e sdraiati di notte -- anche il tuo cosino, no, non dirmi cosa fa di notte, il fatto è che lavoro diritto e si riposa sdraiato. E quindi la stazione verticale è vita, ed è in rapporto col sole, e gli obelischi si rizzano in su come gli alberi, mentre la stazione orizzontale e la notte sono sonno e quindi morte, e tutti adorano menhir, piramidi, colonne e nessuno adora balconi e balaustrate. Hai mai sentito parlare di un culto arcaico della ringhiera sacra? Vedi? E anche perché il corpo non te lo permette, se adori una pietra verticale, anche se siete in tanti la vedete tutti, se invece adori una cosa orizzontale la vedono solo quelli in prima fila e gli altri spingono dicendo anch'io anch'io e non è un bello spettacolo per una cerimonia magica..."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ma i fiumi..."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"I fiumi non è perché sono orizzontali, ma perché c'è dentro l'acqua, e non vorrai che ti spieghi il rapporto tra acqua e corpo... Oh insomma, siamo fatti così, con questo corpo, tutti, e per questo elaboriamo gli stessi simboli a milioni di chilometri di distanza e per forza tutto si assomiglia, e allora vedi che le persone con sale nella testa se vedono il fornello dell'alchimista, tutto chiuso e caldo dentro, pensano alla pancia della mamma che fa il bambino, e solo i tuoi diabolici vedono la Madonna che sta per fare il bambino e pensano che sia un'allusione al fornello dell'alchimista. Così hanno passato migliaia di anni a cercare un messaggio, e tutto era già lì, bastava si guardassero allo specchio. "&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Tu mi dici sempre la verità. Tu sei il mio Me, che poi è il mio Sè visto da Te. Voglio scoprire tutti i segreti archetipi del corpo." Quella sera inaugurammo l'espressione "fare gli archetipi" per indicare i nostri momenti di tenerezza. Mentre già mi abbandonavo al sonno, Lia mi toccò una spalla. "Dimenticavo," disse "sono incinta."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avrei dovuto ascoltare Lia. Parlava con la saggezza di chi sa da dove nasce la vita [...]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voglio una Lia da ascoltare.</content>
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    <title>Cantiere</title>
    <published>2008-03-19T16:50:27Z</published>
    <updated>2008-03-19T18:34:23Z</updated>
    <content type="html">So che torneranno presto 100.525 storie di tormento&lt;br /&gt;Se ritornerai Saranno 100.500 battiti Per unità di tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;lj-embed id="1" /&gt;</content>
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    <title>I 400 Folpi...</title>
    <published>2008-03-09T11:57:49Z</published>
    <updated>2008-03-09T11:57:49Z</updated>
    <content type="html">...AKA della forma ovale che può acquistare un sogno.</content>
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    <title>killyourbuddha @ 2008-03-07T20:53:00</title>
    <published>2008-03-07T20:00:21Z</published>
    <updated>2008-03-08T07:45:07Z</updated>
    <content type="html">L'arrivo della primavera muove in me sentimenti contrastanti. A&amp;nbsp; salvarmi dalla pazzia c'è per fortuna ancora l'onanismo mentale.&amp;nbsp; L'ultima avventura riguarda un certo Borges, che un mio pari studioso&amp;nbsp; di massimi sistemi si è divertito a criticare durante la settimana&amp;nbsp; appena trascorsa.&lt;br /&gt;Non avendo voglia di rendere il tutto fluente, copio-incollo i pezzi&amp;nbsp; importanti della discussione, avvenuta per mail e sms.&lt;br /&gt;L'argomento è "la Biblioteca di Borges è finita o infinita?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Con un insieme finito, seppur grande, di informazioni, non si può&amp;nbsp; descrivere una infinità di concetti.&lt;br /&gt;Facendo l'esempio più semplice, tantissime combinazioni possono&amp;nbsp; esprimere infiniti concetti, pensa ad esempio all'alfabeto binario: 1 e&amp;nbsp; 0. Per quante combinazioni tu possa fare di sicuro non potrai esprimere&amp;nbsp; ogni numero se non disponi di infiniti posti dove mettere le cifre. Se&amp;nbsp; tu dici che bastano dimmi qual è il limite... Ci sarà un numero finito&amp;nbsp; di posti per cui il tuo ragionamento permette di esprimere infiniti&amp;nbsp; numeri, quindi infinite parole, infiniti codici-macchina ecc..."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ma pensa allora agli assiomi di Peano. Cinque stringhe finite di&amp;nbsp; informazione possono generare "ciclando la funzione successore" tutti i&amp;nbsp; numeri naturali (e quindi da lì qualunque insieme numerabile). E poco&amp;nbsp; importa se non li hai elencati, l'informazione si è creata lo stesso,&amp;nbsp; in una maniera forse anche più elegante che non con la mera&amp;nbsp; "recitazione" della successione dei numeri. Volendo, ogni frammento di&amp;nbsp; informazione può essere reso quanto vicino si vuole al continuo, anche&amp;nbsp; se ora mi taglierai le braccia parlando di qubit e altre cose simili."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ogni elemento ha un successore. Quindi non c'è limite. Prova a&amp;nbsp; definire la Biblioteca con qualcosa di simile ai cinque assiomi di&amp;nbsp; Peano. Non regge, Peano non pone limiti alla lunghezza dei "numeri"&amp;nbsp; (dato che si può parlare wlog di numeri, ma il discorso si può&amp;nbsp; estendere con poca fatica), cosa che invece Borges fa, credendosi&amp;nbsp; addirittura elegante..."&lt;br /&gt;Per farti un esempio, prendi un cerchio ed un suo raggio. Stacca dal&amp;nbsp; raggio un angolo che sia un multiplo irrazionale di 2\pi: di sicuro&amp;nbsp; prima o poi toccherai tutti i punti della circonferenza, ma non ne&amp;nbsp; esci. Devi percorrere per un tempo infinito tale percorso, proprio&amp;nbsp; perchè un numero irrazionale è aperiodico. Azzardando: in qualche punto&amp;nbsp; dello sviluppo decimale di \pi esiste una stringa che in binario, in&amp;nbsp; easdecimale o in un qualunque altro alfabeto di decodifica delle&amp;nbsp; lettere contiene l'intera Biblioteca. E avanza spazio per altrettante&amp;nbsp; Biblioteche analoghe, o differenti dalle infinite altre per una sola&amp;nbsp; lettera, o diverse in ogni punto, o risultanti da sconvolgimenti totali&amp;nbsp; dell'ordine delle lettere..."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Secondo me non c'entra... Tu fai esempi che sono veri al continuo, ma&amp;nbsp; ricorda che la Biblioteca è, per assioma, costituita da un insieme&amp;nbsp; discreto di elementi (bada, discreto: addirittura di cardinalità&amp;nbsp; finita). Casomai ad essere infinito (e periodico) è il succedersi di&amp;nbsp; Biblioteche uguali tra loro, che io trovo un'ipotesi pesantemente&amp;nbsp; stoica ma anche pesantemente elegante. Per dire, io potrei provare a&amp;nbsp; usare l'argomento diagonale di Cantor per dimostrare che esiste almeno&amp;nbsp; un libro al di fuori di quelli che credevo essere "tutti" i libri. Ma&amp;nbsp; la cosa non funziona perchè tu non hai libri di lunghezza infinita..&amp;nbsp; supponi di aver elencato tutti i libri. Avrai quindi la possibilità di&amp;nbsp; "godelizzare" l'insieme &lt;i&gt;B&lt;/i&gt; (la Biblioteca) assegnando ad ogni libro un&amp;nbsp; certo numero naturale, non importa secondo che regola. A quel punto&amp;nbsp; però renditi conto che saranno numeri finiti. Se io scelgo il numero&amp;nbsp; (cioè il libro, data la fichissima biiezione che ho costruito) che&amp;nbsp; differisce dal primo libro nella prima lettera, dal secondo libro nella&amp;nbsp; seconda lettera, dal terzo nella terza e così via, ottengo un libro che&amp;nbsp; non sta in... no, un attimo, ci sta eccome! Basta che stia in tutti&amp;nbsp; quei libri che hanno una indicizzazione superiore a &lt;i&gt;K&lt;/i&gt;, ove &lt;i&gt;K=c*r*p&lt;/i&gt; (&lt;i&gt;c&amp;nbsp;&lt;/i&gt; sono i caratteri, &lt;i&gt;r &lt;/i&gt;le righe, &lt;i&gt;p&lt;/i&gt; le pagine... dovremmo essere intorno ai&amp;nbsp; 900000 se non ricordo male), libri che hanno tutto il diritto di&amp;nbsp; esistere e il cui insieme, ci scommetto la mia copia del De Ludo Aleae,&amp;nbsp; contiene quel libro differente da tutti e &lt;i&gt;K.&lt;/i&gt; Quindi nessun assurdo, si&amp;nbsp; possono effettivamente enumerare tutti i libri.&lt;br /&gt;Vedi, il problema secondo me è logico più che analitico, combinatorico&amp;nbsp; o algebrico. Si potrebbe dare una interpretazione "bibliofila" del&amp;nbsp; teorema di Godel? E soprattutto, come definire oggettivamente un&amp;nbsp; "concetto"? Come ti ho detto i numeri naturali sono costruibili per&amp;nbsp; enumerazione (metodo ricco di informazione ma bruto) oppure per&amp;nbsp; assiomatizzazione (metodo povero di informazione ma sintetico e anche&amp;nbsp; elegante)... le due formulazioni sono equivalenti o no?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[Pausa, per stanchezza dei contendenti]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La mia critica non è sulla finitezza dell'alfabeto, ma su quella dei&amp;nbsp; libri... Se la definizione di concetto non è ben posta, allora facciamo&amp;nbsp; metafisica e il valore di verità dato alle parole è del tutto&amp;nbsp; arbitrario. Ma se ci spsotiamo nel regno del concretoe associamo al&amp;nbsp; termine "concetto"&amp;nbsp; il significato di "informazione" allora tutto mi da&amp;nbsp; ragione. A parte forse, ma ci ho appena pensato, se la finitezza&amp;nbsp; dell'Universo implichi quella dell'informazione e dei concetti&amp;nbsp; esprimibili."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Esattamente quella è la tesi di Borges. Finitezza dei concetti =&amp;nbsp; condanna all'eterno ritorno = tristezza perchè siamo giocatori di un&amp;nbsp; gioco di regole ignote ordito da menti a noi inconcepibili che si&amp;nbsp; affannano a cercare il Libro e il suo custode ma sono preda della loro&amp;nbsp; mortalità. Ma vai avanti, mi interessa."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La questione ora diventa fisica. L'universo visibile si espande alla&amp;nbsp; velocità della luce, quindi considerrarlo finito è un pelo azzardato.&amp;nbsp; Inoltre lo spazio non è quantizzato. Se lo fosse la cosa potrebbe&amp;nbsp; filare, ma &lt;i&gt;SOLO&lt;/i&gt; a patto di dire che la Biblioteca stessa non è un nuovo&amp;nbsp; concetto a sè stante."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Sulla quantizzazione dello spazio non mi esprimo. Ma dire che&amp;nbsp; l'Universo si espande ammetti che è un implicito di "l'Universo è&amp;nbsp; finito", dando alla parola Universo il valore di "ente organizzato e&amp;nbsp; rispondente alle leggi della relatività generale". Siamo bolle&amp;nbsp; organizzate in un magma caotico, è un modo molto elegante di vedere&amp;nbsp; l'Universo, quello di pensarlo in termini di schiuma casuale. Invece è&amp;nbsp; interessante l'ultimo concetto. Esiste un libro che parla della&amp;nbsp; Biblioteca e la descrive? Esiste un libro che parla del libro che&amp;nbsp; descrive la Biblioteca? Certamente sì, ma non credo che questo da solo&amp;nbsp; basti a farne crollare la finitezza. Il problema però è fine:&amp;nbsp; generalizziamo. Se &lt;i&gt;A&lt;/i&gt; è un alfabeto fatto da &lt;i&gt;k&lt;/i&gt; simboli, le possibili&amp;nbsp; stringhe di informazione di lunghezza infinita sono ovviamente infinite&amp;nbsp; (numerabili). Ma se noi vogliamo solo le combinazioni lunghe p simboli,&amp;nbsp; la questione è più intricata! Saranno, tipo, le combinazioni con&amp;nbsp; ripetizione dei &lt;i&gt;k&lt;/i&gt; simboli presi a gruppi di &lt;i&gt;p&lt;/i&gt; stringhe... Ma un aspetto&amp;nbsp; che Borges non approfondisce è l'interdipendenza tra i simboli:&amp;nbsp; esistono ovviamente libri che si riferiscono ad altri libri, ma che&amp;nbsp; dire di libri che parlano di argomenti che è impossibile esaurire del&amp;nbsp; tutto in una stringa di &lt;i&gt;p&lt;/i&gt; simboli? Sono ovviamente ammesse perifrasi,&amp;nbsp; riassunti o notazioni che abbrevino l'esposizione, ma fino a che punto?&amp;nbsp; Esiste un "quanto di informazione" talmente piccolo o talmente&amp;nbsp; primitivo da non poter essere ricondotto a nessun altro ente? Esiste un&amp;nbsp; libro che parla dell'argomento &lt;i&gt;x&lt;/i&gt; in&lt;i&gt; p&lt;/i&gt; caratteri, la sua esistenza&amp;nbsp; implica quella di un libro che parla di &lt;i&gt;x &lt;/i&gt;in &lt;i&gt;p&lt;/i&gt;-1 caratteri e&amp;nbsp; sostituisce al&lt;i&gt; p&lt;/i&gt;-esimo una lettera a caso (anzi, ne esistono 21, uno&amp;nbsp; per ogni lettera possibile). Lo stesso ragionamento porta a capire come&amp;nbsp; possa esserci un libro che parla di &lt;i&gt;x&lt;/i&gt; in &lt;i&gt;p&lt;/i&gt;-2 caratteri, e 21*21 libri&amp;nbsp; che occupano gli ultimi due posti per altro. E così via, però io mi&amp;nbsp; chiedo, è lecita l'induzione inversa fino a dire che esiste un libro&amp;nbsp; che parla di &lt;i&gt;x&lt;/i&gt; in &lt;i&gt;UN&lt;/i&gt; carattere e usa &lt;i&gt;p&lt;/i&gt;-1 caratteri per dire altro? Il&amp;nbsp; passo successivo sarebbe un assurdo dialettico, un libro che esaurisce&amp;nbsp; un argomento in &lt;i&gt;0&lt;/i&gt; caratteri! Per non parlare del fatto che se ciò fosse&amp;nbsp; possibile, ogni libro parlerebbe di qualunque argomento, basterebbe&amp;nbsp; poter costruire una qualche successione (e questo come sai è sempre&amp;nbsp; possibile) che parte da un qualche libro arbitrario e arriva al libro&amp;nbsp; &lt;i&gt;j&lt;/i&gt;-esimo, e giustifica il fatto che un libro che si compone solo di una&amp;nbsp; serie metodica di &lt;i&gt;mjhkdl &lt;/i&gt;parla, secondo noi, del volto di Dio.. si&amp;nbsp; perde qualunque tipo di convenzione logica, ogni cosa parla di tutto e&amp;nbsp; di nulla. Sorprendente."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Credo di aver raggiunto un argomento che esaurisce la questione. La&amp;nbsp; Biblioteca si espande, perchè essa deve contenere in un libro l'idea&amp;nbsp; della sua interezza senza quel libro. E il successivo deve contenere a&amp;nbsp; sua volta il concetto dell'interezza della Biblioteca prima di lui. E&amp;nbsp; così via, all'infinito, i libri sono infiniti, dato che ogni libro deve&amp;nbsp; essere differente dagli altri e che per ogni libro che parla della&amp;nbsp; totalità di &lt;i&gt;s&lt;/i&gt; libri ne esiste uno che parla della totalità per &lt;i&gt;s&lt;/i&gt;+1&amp;nbsp; libri."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui non ha saputo che dire e mi sono ritirato per pensare, ma la&amp;nbsp; domanda rimane. La questione è veramente esaurita? Che ne è&amp;nbsp; dell'ipotesi finale nell'ultima nota del racconto, quella del "serico&amp;nbsp; vademecum" di infinite pagine infinitamente sottili? Le domande sulla&amp;nbsp; finitezza sono fondate? Esiste un modo univoco di definire "concetti"&amp;nbsp;&amp;nbsp; e "informazioni", che possa aiutare la disamina? Che ne è inoltre della&amp;nbsp; supposta struttura periodica della Biblioteca?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giro la domanda ai volenterosi, l'amico che mi ha supportato si è "esaurito" abbastanza ma io ho ancora voglia di approfondire.</content>
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    <title>killyourbuddha @ 2007-12-31T17:17:00</title>
    <published>2007-12-31T16:20:59Z</published>
    <updated>2008-01-21T16:45:43Z</updated>
    <content type="html">&lt;img alt="" src="http://img127.imageshack.us/img127/4697/ramanujanvc6.gif" /&gt;</content>
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    <title>[killyourchristmas]</title>
    <published>2007-12-25T23:04:29Z</published>
    <updated>2007-12-25T23:07:45Z</updated>
    <content type="html">Ventitrè e cinquantanove, se proprio devo dire qualcosa sul Natale appena trascorso dico due cose.&lt;br /&gt;Una è una lettera gradita, che vi giro perchè contiene cose che meritano di essere rilette e che voglio avere qui pronte in caso di emergenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;La più bella sensazione è il lato misterioso della vita.&lt;br /&gt;E' il sentimento profondo che si trova sempre nella culla dell'arte e della scienza pura.&lt;br /&gt;Chi non è più in grado di provare né stupore né sorpresa è per cosi dire morto; i suoi occhi sono spenti. L'impressione del misterioso, sia pure misto a timore, ha suscitato, tra l'altro, la religione. Sapere che esiste qualcosa di impenetrabile, conoscere le manifestazioni dell'intelletto più profondo e della bellezza più luminosa, che sono accessibili alla nostra ragione solo nelle forme più primitive, questa conoscenza e questo sentimento, ecco la vera devozione: in questo senso, e soltanto in questo senso, io sono fra gli uomini più profondamente religiosi. Non posso immaginarmi un Dio che ricompensa e che punisce l'oggetto della sua creazione, un Dio che soprattutto esercita la sua volontà nello stesso modo con cui l'esercitiamo su noi stessi.&lt;br /&gt;Non voglio e non possono figurarmi un individuo che sopravviva alla sua morte corporale: quante anime deboli, per paura e per egoismo ridicolo, si nutrono di simili idee. Mi basta sentire il mistero dell'eternità della vita, avere la coscienza e l'intuizione di ciò che è, lottare attivamente per afferrare una particella, anche piccolissima, dell'intelligenza che si manifesta nella natura.&lt;br /&gt;Difficilmente troverete uno spirito profondo nell' indagine scientifica senza una sua caratteristica religiosità.&lt;br /&gt;Ma questa religiosità si distingue da quella dell'uomo semplice: per quest'ultimo Dio è un essere da cui spera protezione e di cui teme il castigo, un essere col quale corrono, in una certa misura, relazioni personali per quanto rispettose esse siano: e un sentimento elevato della stessa natura dei rapporti fra figlio e padre.&lt;br /&gt;Al contrario, il sapiente e compenetrato dal senso della causalità per tutto ciò che avviene.&lt;br /&gt;Per lui l'avvenire non comporta una minore decisione e un minore impegno del passato; la morale non ha nulla di divino, e una questione puramente umana.La sua religiosità consiste nell'ammirazione estasiata delle leggi della natura; gli si rivela una mente cosi superiore che tutta l'intelligenza messa dagli uomini nei loro pensieri non è al cospetto di essa che un riflesso assolutamente nullo. Questo sentimento è il leit-motiv della vita e degli sforzi dello scienziato nella misura in cui può affrancarsi dalla tirannia dei suoi egoistici desideri. Indubbiamente questo sentimento è parente assai prossimo di quello che hanno provato le menti creatrici religiose di tutti i tempi. Tutto ciò che è fatto è immaginato dagli uomini serve a soddisfare i loro bisogni e a placare i loro dolori. Bisogna sempre tener presente allo spirito questa verità se si vogliono comprendere i movimenti intellettuali e il loro sviluppo perché i sentimenti e le aspirazioni sono i motori di ogni sforzo e di ogni creazione umana, per quanto sublime possa apparire questa creazione. Quali sono dunque i bisogni e i sentimenti che hanno portato l'uomo all'idea e alla fede, nel significato più esteso di queste parole? Se riflettiamo a questa domanda vediamo subito che all'origine del pensiero e della vita religiosa si trovano i sentimenti più diversi. Nell'uomo primitivo e in primo luogo la paura che suscita l'idea religiosa; paura della fame, delle bestie feroci, delle malattie, della morte. Siccome, in questo stato inferiore, le idee sulle relazioni causali sono di regola assai limitate, lo spirito umano immagina esseri più o meno analoghi a noi dalla cui volontà e dalla cui azione dipendono gli eventi avversi e temibili e crede di poter disporre favorevolmente di questi esseri con azioni e offerte, le quali, secondo la fede tramandata di tempo in tempo, devono placarli e renderli benigni. E in questo senso io chiamo questa religione la religione del terrore; la quale, se non creata, è stata almeno rafforzata e resa stabile dal formarsi di una casta sacerdotale particolare che si dice intermediaria fra questi esseri temuti e il popolo e fonda su questo privilegio la sua posizione dominante.&lt;br /&gt;Spesso il re o il capo dello stato, che trae la sua autorità da altri fattori, o anche da una classe privilegiata, unisce alla sua sovranità le funzioni sacerdotali per dare maggior fermezza al regime esistente; oppure si determina una comunanza d'interessi fra la casta che detiene il potere politico e la casta sacerdotale.&lt;br /&gt;C'e un'altra origine dell'organizzazione religiosa: i sentimenti sociali. Il padre e la madre capi delle grandi comunità umane, sono mortali e fallibili. L'aspirazione ardente all'amore, al sostegno, alla guida, genera l'idea divina sociale e morale.&lt;br /&gt;E' il Dio-Provvidenza che protegge, fa agire, ricompensa e punisce. E' quel Dio che, secondo l'orizzonte dell'uomo, ama e incoraggia la vita della tribù, l'umanità e la vita stessa; quel Dio consolatore nelle sciagure e nelle speranze deluse, protettore delle anime dei trapassati.&lt;br /&gt;Tale è l'idea di Dio considerata sotto l'aspetto morale e sociale. Nelle Sacre Scritture del popolo ebreo si può seguire bene l'evoluzione della religione del terrore in religione morale che poi continua nel Nuovo Testamento.&lt;br /&gt;Le religioni di tutti i popoli civili, e in particolare anche dei popoli orientali, sono essenzialmente religioni morali.&lt;br /&gt;Il passaggio dalla religione-terrore alla religione morale costituisce un progresso importante nella vita dei popoli.&lt;br /&gt;Bisogna guardarsi dal pregiudizio che consiste nel credere che le religioni delle razze primitive sono unicamente religioni-terrore e quelle dei popoli civili unicamente religioni morali.&lt;br /&gt;Ogni religione è in fondo un miscuglio dell'una e dell'altra con una percentuale maggiore tuttavia di religione morale nei gradi più elevati della vita sociale.&lt;br /&gt;Tutte queste religioni hanno comunque un punto comune, ed è il carattere antropomorfo &amp;nbsp;(è qui il punto cruciale!!) dell'idea di Dio: oltre questo livello non si trovano che individualità particolarmente nobili. Ma in ogni caso vi è ancora un terzo grado della vita religiosa, sebbene assai raro nella sua espressione pura ed è quello della religiosità cosmica. Essa non può essere pienamente compresa da chi non la sente poiché non vi corrisponde nessuna idea di un Dio antropomorfo. L'individuo è cosciente della vanità delle aspirazioni e degli obiettivi umani e, per contro, riconosce l'impronta sublime e l'ordine ammirabile che si manifestano tanto nella natura quanto nel mondo del pensiero. L'esistenza individuale gli da l'impressione di una prigione e vuol vivere nella piena conoscenza di tutto ciò che è, nella sua unità universale e nel suo senso profondo. Già nei primi gradi dell' evoluzione della religione (per esempio in parecchi salmi di David e in qualche Profeta), si trovano i primi indizi della religione cosmica; ma gli elementi di questa religione sono più forti nel buddismo, come abbiamo imparato in particolare dagli scritti ammirabili di Schopenhauer.&lt;br /&gt;La religiosità cosmica non conosce dogmi&lt;br /&gt;I geni religiosi di tutti i tempi risentono di questa religiosità cosmica che non conosce nè dogmi nè Dei concepiti secondo l'immagine dell'uomo. Non vi è perciò alcuna Chiesa che basi il suo insegnamento fondamentale sulla religione cosmica.&lt;br /&gt;Accade di conseguenza che è precisamente fra gli eretici di tutti i tempi che troviamo uomini penetrati di questa religiosità superiore e che furono considerati dai loro contemporanei più spesso come atei, ma sovente anche come santi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;La seconda è, semplicemente, che &lt;a href="http://www.ansa.it/webimages/medium/2050/re224yjvX_20071224.jpg"&gt;Lombroso avrebbe compreso&lt;/a&gt;.</content>
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    <title>Eppur si Muove</title>
    <published>2007-12-14T17:20:49Z</published>
    <updated>2007-12-14T17:23:25Z</updated>
    <content type="html">Mi rendo conto che nessuno ha le basi per capire. Ma tant'è, mi leggono in così pochi che... non ho resistito, nell'attimo di introspezione (cui è seguito un LOL parecchio amaro).&lt;a name="cutid1"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="ljcut" text="..."&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img align="absmiddle" alt="" src="http://img131.imageshack.us/img131/9679/galicp0.png" /&gt;&lt;/div&gt;</content>
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    <title>killyourbuddha @ 2007-11-07T18:27:00</title>
    <published>2007-11-07T17:49:34Z</published>
    <updated>2007-11-07T17:49:34Z</updated>
    <content type="html">Troppo studio fa male: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name="cutid1"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="ljcut" text="..."&gt;"A tutte le unità! Il soggetto è pericoloso ed armato, abbiamo ragione di credere sia in posesso di un'operatore autoaggiunto. Massima allerta, ripeto MASSIMA ALLERT..."&lt;br /&gt;*BWAAAAM!* +RATATAATATATA+ *K-BOOOM!*&lt;br /&gt;"Cazzo, non ci voleva, ha dei rinforzi... si è portato dietro gli spazi quoziente! soldato Ramanujan, voglio un fuoco di copertura, io vado la fuori e cerco di mirare alla sua parte semplicemente connessa. Pregate che sia un aperto stellato!"&lt;br /&gt;"Maggiore, questo soldato ha il dovere di avvertirLa che il soggetto è in grado di ricavare delle molotov dalle bottiglie di Klein che ha rubato al dipartimento."&lt;br /&gt;"cristoddio soldato Gödel, mai che tu abbia buona notizie! Bene, ci vuole un'altra tattica, occorrono rinforzi anche a noi. Quanti delta di Kronecker ci sono rimasti, soldato Lebesgue?"&lt;br /&gt;"Signore! Abbastanza per una matrice bella larga, Signore!"&lt;br /&gt;"Benissimo, tutte quelle che abbiamo le useremo per questo figlio di puttana che non è nemmeno lipschitziano... lo rendiamo un insieme di misura nulla, quanto è vero Dio."&lt;br /&gt;*brrraaaap-braaaap**&lt;br /&gt;"A terra! Sta usando i coseni terra-aria!"&lt;br /&gt;"Ci vuole un contrattacco aereo, chiamate i guastatori e il rotore! Riemann, vedi un po' se riesci a farmi avere una mappa della zona... E questa volta, cazzo, CURVE di livello, non ipersuperfici. CURVE, soldato Riemann, chiaro?"&lt;br /&gt;"Signore, farò del mio meglio, Signore!"&lt;br /&gt;"E vedi un po' anche se riesci a mettere tutti gli zeri di questa funzione lungo una sola retta... se abbiamo in mano un algoritmo che ci permetta di sparargli addosso tutti i numeri primi è fatta, figliolo, avremo munizioni infinite, MUNIZIONI INFINITE!...Cristo santo, sei ancora qui! MUOVERSI!"&lt;br /&gt;"'Gnorsì signore!"&lt;br /&gt;******************&lt;br /&gt;"A tutte le unità, la funzione di stato del soggetto sembra decaduta, allerta blu fino a nuovo ordine. Ci avviciniamo per controllare di averlo almeno reso omotopo a un pun---*BOOM* --- YAAAAAARGH! ---Sta cambiando... forma.... porca puttana! RIPIEGARE! RIPIEGARE! Il soggetto possiede caratteristiche di autosimilarità. Ripeto, il soggetto e frattale, IL SOGGETTO E' FRATT----------------clunk."&lt;/div&gt;</content>
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    <title>Pezzi di Posta. Posta a Pezzi.</title>
    <published>2007-11-04T21:41:24Z</published>
    <updated>2007-11-04T21:41:24Z</updated>
    <content type="html">[...] E ogni tanto provare, con un soffio di voce a dirti che credo ci sia qualcosa di bello al mondo,&amp;nbsp;e che se devo fare un catalogo delle cose belle tu e quel qualcosa siete sotto lo stesso capitolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] &lt;font size="1"&gt;nulla più che modi indiretti e circolari di dire alle persone a cui voglio bene, che voglio loro bene. Per farsi meno male se le risposte sono del tuo genere.&amp;nbsp;Per sentirsi meno stupidi nel dirlo. Per dire una cosa del tipo: "Queste parole messe vicine mi piacciono, non so perchè ma mi fanno pensare a qualcosa di bello. Non credo che anche a te possano fare lo stesso effetto, perchè siamo persone diverse, però volevo farti vedere una bella cosa, come ad un bambino si mostra una coccinella. In fondo al bambino cosa interessa? Eppure è bella! In sintesi, ti voglio bene e uso una bella frase come pretesto per fare un conguaglio di tutte le volte che mi hai stupito con un sorriso, o (più spesso) con un rimprovero."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;i&gt;Una volta mi hai detto che se si vuole essere amati bisogna rendersi amabili. E' stata una cosa che mi ha fatto tanto pensare, e che da ora cerco di mettere in atto ogni volta che posso... Sarà forse un modo un po' troppo ingenuo o infantile di porsi verso gli altri, però per adesso io so farlo così. Niente giri di parole, se ti voglio bene ti voglio bene. E poi, te l'ho detto, tu per me sei la farfalla. Se cerco di prenderti le ali ti distruggo e distruggo con te tutto quello che ci siamo detti finora. Ti pare ch'io sia pronto a perdere una persona del genere?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;...una riga alla volta, anche solo una parola alla volta, la sera, per conciliare il sonno, leggi quello che ti ho detto. Ci tengo. Sono cose dette col cuore.</content>
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    <title>Santacroce, leggi bene l'etichetta (dello Zanichelli)!</title>
    <published>2007-09-17T21:45:31Z</published>
    <updated>2007-11-01T11:01:59Z</updated>
    <content type="html">Non riesco a scrivere bene, ma voglio scrivere. Leggete il &lt;a href="http://isabella-santacroce.splinder.com"&gt;suo&lt;/a&gt; libro. Io sono arrivato a metà ma  mi arrischio comunque a darne un giudizio, dato che ho come lo strano presentimento che tanto ho letto finora tanto leggerò fino alla fine. Tutti hanno  parlato, si sono sgolati da un lato a difendere la possibilità di una persona di esprimere le sue idee, per quanto licenziose siano, dall'altro ergendosi a  moralizzatori volendo fare dei falò delle sue pagine. Rido in faccia, personalmente, agli uni e agli altri.&lt;br /&gt;Non ho infatti ancora capito dove sia lo sconcio. Zooerastia, coprofagia, sodomia, orge e delitti sono cose che ogni maschio maggiorenne in buona  salute, fisica e mentale, conosce fin dall'età puberale grazie allo stuolo di materiale porno di cui usufruisce nel suo tempo libero. Tanto è trito quel che  si legge, che non ti si rizza nemmeno. Si ha la sensazione di sapere cosa accadrà nella pagina dopo, tanto questi osannati dodici mesi sembrano la  malacopia di un porno di serie B. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove sono la licenziosità, la distruzione di ogni morale, l'annebbiamento e il sovvertimento di ogni ordine? Quel che lei fa, altri prima di lei lo hanno  detto e fatto. &lt;i&gt;Il piacere&lt;/i&gt; di D'Annunzio letto oggi fa sorridere, se si pensa che ai tempi era un libro scandaloso. Questo libro letto l'anno prossimo  farà ridere, tanto rapida è la decadenza di costumi e tanto saturo è ormai il mercato della perversione. Isa, fatti un giro su &lt;a href="http://www.rotten.com"&gt;rotten&lt;/a&gt;, ti accorgerai che le cose che racconti in viemmediciotto erano già obs ai tempi di Bonifacio VIII. O al limite,  se ha fantasie strane, scrivimi.&lt;br /&gt;Viviamo in una società dove le perversioni vanno crescendo a un ritmo elevatissimo: la gente ama farsi cagare in bocca, farsi mettere sottovuoto, farsi  incellofanare nel Domopak, e da secoli ama subire e infliggere le stranezze di cui tu parli... davvero credi che le persone sane di mente si scandalizzino  per 'ste quattro vaccate? Cosa dovrebbe farmi vomitare, di preciso? Fa ridere, altro che scandalo.Cosa dovrebbe essere, forse la giovane età delle  protagoniste che fanno cose turche? Sarebbe bello fare un film del tuo libro, e vedere come reagisce il pubblico... si dovrebbe cercare una  quattordicenne disposta alle bassezze di viemmediciotto. Credi davvero sarebbe difficile &lt;a href="http://www.stradanove.net/news/testi/libri-07a/lacri1506070.html"&gt;trovarne&lt;/a&gt;?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi non sai l'italiano! Tu dici in una intervista (in soldoni) che secondo te le scuole elementari sono l'unico ciclo di istruzione che ha senso di  esistere: ti insegnano a scrivere le lettere, a formare le parole, a comporre le frasi. Ora, io appoggio pienamente questa idea, perchè la vedo come un  modo di dire "Attenti, imparate le basi tutto il resto è inutile sovrastruttura" (forse un tuo modo di predicare la fedeltà alla Terra, del tanto caro a te  Nietzsche?). Però diavolo, non puoi razzolare così male dopo! Te lo hanno insegnato o no che tra soggetto e predicato non va mai la virgola? Purtroppo  lo sanno anche i bimbi ben più piccoli di Desdemona... Al che tu potresti citarmi, oltre a Nietzsche, Bataille e chissà chi altro, alcuni esempi celebri di  contravvenzione a questa regola. E allora benissimo, passiamo oltre.&lt;br /&gt;Ti avranno difatti certamente insegnato che le parole che iniziano per &lt;i&gt;pn&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;ps&lt;/i&gt; vogliono l'articolo lo. Te l'hanno insegnato, sì? Pagina 207, e poco dopo 211. E da quelle parti, fai lo stesso "errore" con la parola  "pneumatico". Ma già, la storia ce la sta raccontando una fanciulla che parla &lt;i&gt;compiendo complesse deliquiescenze di linguaggio, stravolgendo la  grammatica, divertendosi a creare una nuova sintassi&lt;/i&gt;.  Hai dunque fatto apposta anche questo errore?&lt;br /&gt;Ti hanno (spero) fatto notare che sei una drogata dell'anastrofe. Diamine, ne metti anche dove riescono stilisticamente orrende. Va bene tutto, però  quello che hai scritto sembra &lt;i&gt;veramente&lt;/i&gt; partorito da una quattordicenne, o da Yoda... Anche questo è voluto?&lt;br /&gt;Alcune trovate sono indubbiamente intelligenti, questo te lo dico per farti capire che il mio giudizio non è solo una pars destruens. E' una bella scelta  ambientare la vicenda in un'epoca che potrebbe essere quella vittoriana, ma nel contempo suggerire che i personaggi hanno conoscenze moderne in  campo scientifico (divertenti le descrizioni chimiche degli effetti delle droghe). La scelta di non inserire mai discorsi diretti o numeri in cifre fa molto  Tabucchi, però appesantisce senza ragione il discorso. Per un caso (s?)fortuito ho sul comodino anche &lt;i&gt;Il Pendolo&lt;/i&gt; di Eco e lo sto leggendo. Scrivete nello stesso modo in fondo, solo che tu esageri, estremizzi al massimo quelle che pre lui sono scelte di registro naturali. Credo il tuo sia il primo esempio di pleonasmo nel pleonasmo...</content>
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    <title>Simpsonizzatevi!</title>
    <published>2007-07-12T18:17:17Z</published>
    <updated>2007-07-12T18:19:39Z</updated>
    <content type="html">&lt;img src="http://img233.imageshack.us/img233/1316/avatar2copybu0.jpg" alt="" /&gt;&lt;br /&gt;Groening mi avrebbe visto così. &lt;a href="http://www.simpsonsmovie.com/main.html?cid=it"&gt;Qui&lt;/a&gt;.</content>
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    <title>"E sognai talmente forte/che mi uscì sangue dal naso"</title>
    <published>2007-04-29T15:31:59Z</published>
    <updated>2007-04-30T16:56:17Z</updated>
    <content type="html">&lt;font size="4"&gt;Questo libro, è la Bibbia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;img alt="" src="http://www.girodivite.it/bancarella/immagini/2001/saltatempo.gif" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[edit] ma nemmeno &lt;a href="http://giotto.ibs.it/jackets/z02/8804496002.jpg"&gt;questo&lt;/a&gt; scherza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</content>
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    <title>Stanchezza Indotta</title>
    <published>2007-03-31T10:30:47Z</published>
    <updated>2007-06-24T09:27:55Z</updated>
    <content type="html">&lt;a name="cutid1"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="ljcut" text="Idiosincrasie Passeggere"&gt;&lt;img width="589" height="391" src="http://img76.imageshack.us/img76/3751/grassarc0.gif" alt="" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;*Segue un sommesso singhiozzo*&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font class="testo"&gt;&lt;/font&gt;</content>
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    <title>Compenetrazione della Materia</title>
    <published>2007-03-07T18:21:51Z</published>
    <updated>2007-03-07T18:21:51Z</updated>
    <content type="html">Uno ShortMessageSystem ricevuto, che credo meriti di rimanere. Indebitamente lo piazzo qui, più per me che per voi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;"[...] vedi anche di continuare a cercare.. anche quando sarai soddisfatto. Perchè nel momento in cui smetti di cercare ciò che stavi cercando.... l'hai già perso!"&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Tao è simile a una cosa del genere.</content>
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    <title>De Hexagonalis Borgesiana Bibliotheca Limes Mirabile Stabilitu. Hanc Marginis Exiguitas non Caperet.</title>
    <published>2007-01-10T20:02:44Z</published>
    <updated>2007-01-11T15:47:04Z</updated>
    <category term="borges"/>
    <content type="html">&lt;b&gt;"L'universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d'un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali.[...]. A ciascuna parete di ciascun esagono corrispondono cinque&lt;br /&gt;scaffali; ciascuno scaffale contiene trentadue libri di formato uniforme; ciascun libro è di quattrocentodieci pagine; ciascuna pagina, di quaranta righe; ciascuna riga, di quaranta lettere di colore nero.[...] Il numero dei simboli ortografici è di venticinque.&lt;br /&gt;[...]&lt;br /&gt;la Biblioteca è totale, e che i suoi scaffali registrano tutte le possibili combinazioni dei venticinque simboli ortografici (numero, anche se vastissimo, non infinito) cioè tutto ciò ch'è dato di esprimere, in tutte le lingue."&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;---------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;"[...]E si poteva continuare ancora, osservò il Buddha, con il calcolo del numero degli atomi contenuti in tutto il regno, nel nostro mondo e nei tre milioni di mondi contenuti nell'Universo."&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di quanti Libri consta l'universo? Quanti esagoni servono a contenere il Tutto? &lt;br /&gt;Un libro contiene 40*40*410 =656000 lettere.&lt;br /&gt;Il numero di tutti i libri possibili è dato dalle combinazioni con ripetizione dei 25 elementi dell'insieme alfabeto, presi a 656000 alla volta.&lt;br /&gt;Pur se elevato, questo numero è ancora immaginabile ed è&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font size="1"&gt;65040681423512750823940476214542846900710367529944916190963221641673934662757798746545042627736017598465767752165001.&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;Chiamiamo questo numero L. babele contiene L libri. Ogni esagono contiene 6*5*32 = 960 libri. Il numero di esagoni è quindi&lt;br /&gt;&lt;font size="1"&gt;&lt;br /&gt;L/960 = circa 6.775*10^112&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo chiameremo E. Purtroppo il numero non è intero, ma possiamo arbitrariamente pensare alcuni esagoni (quelli finali, se effettivamente di una vera fine si può parlare, data la postulata periodicità della Biblioteca) come non completamente pieni, costruiti per permettere all'Universo di raggiungere L.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, quanto spazio servirebbe a Babele per realizzarsi? Supponiamo, di nuovo arbitrariamente, che un esagono sia in realtà un prisma a base&lt;br /&gt;esagonale (Non esistono infatti solidi regolari, platonici, che abbiano come facce esagoni.) con lato 3 m, apotema 3sqrt(3)/2 m (in modo che i triangoli che formano l'esagono di base siano equilateri, per amor di Simmetria) e altezza 3,5 m. Il volume di un esagono è quindi di circa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font size="1"&gt;81.84 metri cubi.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'intera Babele occupa quindi un volume di &lt;img width="340" height="343" align="right" src="http://www.pen.k12.va.us/Div/Winchester/jhhs/math/escher/devils.jpg" alt="" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font size="1"&gt;81.84*E metri cubi = circa 5.54*10^114 metri cubi. &lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;Chiamiamo questo volume V.&lt;br /&gt;Tale volume è uguale a quello di una sfera che ha raggio di circa&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;font size="1"&gt;(3V/4pigreco)^1/3 = 1.1*10^38 metri.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, dato che l'universo osservabile (il nostro, quello senza libri) è equiparabile ad una sfera di raggio 10^26 m, Babele starebbe comoda in 10^12 (mille miliardi) dei nostri Universi o, se vi piace di più, in un Universo mille miliardi di volte più grande del nostro (ipotesi elegantissima, data l'impossibilità pratica di dimostrare l'infinitezza del Mondo: un mondo infinito è filosoficamente e fisicamente difficile da sostenere e caratterizzare, laddove invece un mondo finito, ma bastevole a contenere TUTTO sarebbe più equo ed elegante. La legge che vuole le equazioni più belle quelle più concise e semplici, vorrebbe anche che, in assenza di dèi impotenti o sadici, l'Universo sia grande almeno quanto Babele...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come per Archimede, che nel suo Arenario cerca di calcolare quanti granelli di sabbia può contenere l'Universo, (inventando a questo scopo anche un sistema di numerazione a parte), il senso del calcolo non è tanto il numero in sè, quanto ciò che esso ci porta a capire. Le posizioni arbitrarie, di dimensione o di collocazione, sono utili solo ai fini di un risultato preciso. Ma poco ci interessa di QUALE sia il numero degli esagoni. A noi come ad Archimede importa di più concludere che per quanto alto possa essere il numero delle combinazioni, esso sarà inevitabilmente finito, risultando da operazioni tra numeri finiti e non nulli ( un esagono di grandezza nulla, un libro dallo spessore infinitesimale... l'inconcepibile pagina centrale non avrebbe rovescio). L'Universo (letterario, ma quale a quale altro campo non si adatterebbe un ragionamento del genere?) si riduce ad un numero, seppur elevato, non infinito di possibilità. La letteratura combinatoria di Queneau, i Centomila miliardi di poemi ... pallidi esempi o miraggi del vero senso della letterautra, che è realizzare Babele. Piccole unità che loro malgrado figurano già nella Bibliotheca, totale ex ipothesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stesso ragionamento (già utilizzato dallo stesso Borges, ne Storia dell'Eternità) può condurci a dire che, noto il numero di atomi di cui consta l'Universo osservabile, potremo calcolare senza troppe difficoltà il numero di combinazioni possibili (o di legami chimici, o di reazioni fisiche, o di cambiamenti di stato, o altro) che l'Universo nella sua interezza è destinato a compiere prima di ripetersi, inevitabilmente, in una nuova ekpìrosis. Verrà subito alla mente che comunque la si prenda, il numero di permutazioni che l'Universo è destinato a compiere è di sicuro limitato dal fatto che gli atomi sono vincolati a reagire solo con altri determinati atomi (non tutti i possibili composti dei 92 elementi naturali sono realizzabili, perchè fisicamente impossibili). Meglio ancora, ai fini di questa disquisizione: tale numero è a maggior ragione finito, seppur smisurato oltre ogni immaginazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img width="361" height="276" src="http://w-uh.com/images/measuring_infinity.gif" alt="" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già Borges scrisse che in un mondo infinito (e giocoforza eterno) tutto accade, e peggio, tutto accade in ogni istante. La vita acquista il senso del vago e del recitato, se qualunque atto compiamo è stato è e sarà compiuto infinite e infinite volte. Infinite volte ascendiamo al dominio dell'Universo, infinite volte moriamo in un duello allepistole la mattina dopo aver passato insonni le nostre ultime ore a delineare la rivoluzionaria teoria dei gruppi. Infinite volte nasciamo e moriamo e infinite volte infiniti noi si accorgono che infiniti altri noi guardano infiniti noi guardarci mentre osserviamo infiniti noi che prendono atto che questo domino dalle tessere giganti e simultanee non avrà mai fine... Questa ipotesi è però ben più elegante, e non scomoda il concetto arduo di infinito, che ha scosso più di un animo nel passato (l'irrazionale e aperiodico dipanarsi dello sviluppo decimale della diagonale di un qudrato di lato 1 è costata un "incidente in acqua" ad un adepto di un non troppo innocente Pitagora.) L'infinito ha in sè tutto e proprio per questo si porta dietro il peso della contraddizione: prendete zero volte infinito (moltiplicate zero per infinito). Cosa avete in mano? Come si fa a "prendere zero volte" una cosa che non può per definizione esser "chiusa" avere "fine"? Ancorchè interessante, questo è altro discorso...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perchè succeda TUTTO il concepibile, basta che ci sia spazio sufficiente a dare luogo a tutte le possibili permutazioni, combinazioni e ricombinazioni che il numero di atomi (nel senso di componenti ultime della realtà in esame) consente. Ancora una volta, tale numero è, seppur smisurato, non infinito, quindi possibile e soprattutto PASSIBILE di analisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img width="449" height="323" src="http://ic1.deviantart.com/fs11/i/2006/179/9/a/Infinity_by_Sviri.jpg" alt="" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Archimede e il suo immenso (ma finito!) Arenario l'hanno dimostrato. Tutto sta a dare un nome ai numeri che si devono utilizzare, e avremo in mano una nuova unità di misura (di confronto, mens-mensura-mensis-metròn-mann hanno tutte la medesima radice: per l'uomo, misura di tutte le cose, esiste ciò che ha misura, ciò che ricade sotto l'afferrabile) utile a stabilire su quali basi inopinabili poggia l'Universo. Ancora una volta l'infinito si trova ad esser altro da Noi, si trova a giacere tra i numeri naturali, opera divina per Kronecker, e l'iniseme di Mandelbrot, opera divina per Penrose. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mille Miliardi di Universi grandi come il nostro contengono Babele. Che Babele (riferita a tutti i libri possibili, come a tutte le possibili combinazioni di atomi, come a tutte le possibili qualsiasicosa) sia allora definita l'unità di misura del mondo in questione, così come la il numero di Avogadro è l'unità operativa della chimica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nostro piccolo mondo è una PicoBabele. Senza dubbio ha un suo fascino linguistico.</content>
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    <title>killyourbuddha @ 2006-11-12T09:42:00</title>
    <published>2006-11-12T09:42:22Z</published>
    <updated>2006-11-12T09:42:22Z</updated>
    <content type="html">&lt;font face="Bangkok"&gt;nella lingua giapponese l'ausiliare più utilizzato non è "essere", e neppure     "avere", che tra l'altro nemmeno esiste come verbo... il verbo che viene usato     in migliaia di composti è &lt;em&gt;suru&lt;/em&gt;: "FARE", mentre un'altro ausiliare     usatissimo è &lt;em&gt;naru&lt;/em&gt;: "divenire". Per la mentalità giapponese l'essere     umano è dunque un essere che fa e nel suo fare diviene, si trasforma..&lt;/font&gt;</content>
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    <title>Cancellare i Blogger dalle Carte Geografiche</title>
    <published>2006-09-27T16:05:26Z</published>
    <updated>2006-09-27T16:05:26Z</updated>
    <lj:music>Luglio, agosto, settembre (nero)</lj:music>
    <content type="html">Se &lt;a href="http://www.ahmadinejad.ir/"&gt;LUI&lt;/a&gt; avesse un lj, sarebbe subito tra i miei friends. peccato non sapere il Farsi...</content>
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    <title>Hier ist Kein Warum</title>
    <published>2006-09-21T12:23:55Z</published>
    <updated>2006-09-21T12:28:44Z</updated>
    <content type="html">&lt;img src="http://img180.imageshack.us/img180/6417/imagegc9.png" alt="" /&gt;</content>
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    <title>"Sento il peso dei libri sulla mia testa... davvero, non ce la faccio più".</title>
    <published>2006-09-20T12:54:43Z</published>
    <updated>2006-09-20T12:54:43Z</updated>
    <content type="html">&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="2"&gt;"Non c'è volontà di comprendere, e questo corrompe la società, cui riesce più semplice credere che i buoni son qua e i cattivi là."  (Marlene Kuntz)&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="2"&gt;"Voi siete belle, ma siete vuote. Non si può morire per voi"  (Antoine de Saint-Exupèry)&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="2"&gt;Adesso seriamente, qualcuno mi deve dire cosa sta succedendo all'Universo. Dovunque una persona assennata si volti, non vede altro che ignoranza, sciatteria, incapacità di vedere al di là del proprio naso, e di rinforzo nessuna voglia di acquisire quest'abilità. La maggioranza degli umani non si pone alcuna domanda, non ha alcun tipo di curiosità, nel suo mediocre far numero, favorendo il potere e i soci vitalizi del potere, ammucchiati in discesa a difesa della loro celebrazione, perpetua e rende efficace il Sistema. Marx ha avuto l'accortezza di distinguere la struttura (il Sistema che impera in un dato momento storico) dalla SOVRAstruttura (ciò che il Sistema mette in atto per autoconservarsi: leggi, filosofie, idee...). Nel nostro caso non si parla di borghesi, ma di gente refrattaria alla maieutica, che produce e avalla una sotto cultura grezza e brutta, indispensabile al fine di preservare le proprie certezze e i propri dogmi. &lt;/font&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="2"&gt;Fin dove l'occhio di un uomo può guardare, non si vede altro che una nebbia densa di pseudocultura, creata con l'unico scopo di far continuare la gente a “star bene così”... la televisione è invasa da programmi come &lt;a href="http://www.mediaset.it/brand/canale5/programma/schedaprogramma_1320.shtml"&gt;questo&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.mediaset.it/brand/italia1/la_pupa_e_il_secchione/schedaprogramma_1818.shtml"&gt;questo&lt;/a&gt;, in merito ai quali persino spendere parole dense di disdoro sarebbe una dimostrazione di considerazione eccessiva, ancorché negativa. Il mainstream musicale è occupato da culi e catene, il testo più complicato che mi è stato dato di sentire trattava di un individuo dal dubbio decoro che mangiava le interiora dei rettili da lui stesso cacciati, il programma più sensato cui ho avuto modo di assistere si curava di iniziare ogni inquadratura in studio con un primissimo piano che, dalle caviglie di una procace quanto sciocca conduttrice scorreva fino all'inforcatura (ancora coperta da un sottile strato di stoffa, ma per quello è questione di tempo, non di volontà). La “cultura” con cui veniamo a contatto indottrina le donne a soddisfare uno &lt;a href="http://www.missitalianelmondo.it/"&gt;stereotipo&lt;/a&gt; che non ha nulla di bello né di utile all'evoluzione della specie. (*) Il Sistema educa l'uomo ad adeguarsi ad uno standard che pone l'accento su abilità superflue, futili, vane, vacue. &lt;/font&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="2"&gt;La donna-tipo (**) di oggi ha sviluppato una tendenza particolarissima ad essere troia, abbracciando ogni possibile sfumatura di significato che questa parola possiede. Nulla importa veramente, se non il numero di membri da cui si sono fatte penetrare nello spazio di una notte. Nella quasi totalità delle donne il cervello non riceve sufficiente ossigenazione, perché tutto il sangue affluisce a ciò che resta dell'imene, e verso quella zona si sono spostate anche le capacità intellettive di base. &lt;/font&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="2"&gt;L'uomo-tipo ha incorporato in sé delle preoccupazioni e delle priorità che prima erano appannaggio esclusivo del mondo femminile, come l'essere costantemente competitivi, il conservare per sempre la propria giovinezza e prestanza, l'essere forte, infallibile, deciso, funzionale. Non vi è traccia, nella letteratura pubblicitaria, di qualcuno che dica “adeguatevi al Tao del momento, e qualcosa ne verrà fuori”... Chiunque venda qualcosa, dall'acqua minerale ai preservativi, dal panettone alle bombe a mano, fa leva sulle nevrosi collettive del nostro tempo: paura di invecchiare, di morire soffrendo, di essere soli, di ciò che è diverso, di qualunque cosa sia “fuori” dal piccolo mondo costruito da poche e potenti piccole iene, col fine ultimo di formare dei successori, che saranno a loro volta piccole iene maestre di altre piccole iene.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="2"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="2"&gt;Comprate una rivista, sfogliatela e ponete particolare attenzione alle pubblicità che vi vedete stampate: non notate nulla di “strano”? Sono tutti felici, porcocervo, TUTTI! Non c'è un volto che sia non dico triste, ma quantomeno che adotti un'espressione neutra. Sarebbe questa la visione di sé che ha la società odierna? Tutti felici e contenti, nessuno escluso? Possibile che i creativi delle mille e non più mille agenzie pubblicitarie non concepiscano che, ogni tanto, gli esseri umani carnali hanno giornate di merda, si svegliano male, hanno facce incazzate? Ci educano ad essere Felici, sempre e comunque, a non indulgere MAI a svelare che qualcosa non va, a fare quotidiana opera di schizofrenia, scindendo un Ego che dovrebbe essere il meno frammentato possibile per assicurare la sanità dell'intelletto. E non va meglio se vi fermate a considerare che quel che non fa la pubblicità fa l'industria dell'arte. Accendete la tv, sintonizzatevi su Mtv. Le stesse sette canzoni si ripetono e autoreplicano, sotto nomi diversi e con titoli diversi. Tutta la musica (ripeto: TUTTA LA MUSICA) che avete modo di farvi propinare dai network è edulcorata e privata di qualunque connotazione di ribellione al Sistema, censurata di ogni concetto che possa far riflettere chi ascolta sulla realtà che lo circonda. A creare la tivvì alternativa si è anche provato, direte voi, con &lt;a href="http://www.flux.tv/it/"&gt;Flux&lt;/a&gt;, la nota rete mestrual-opensource. Ma chiedetevi, perché la rete è nata da una costola di Mtv? E soprattutto, dannazione, chiedetevi perché una rete che ha la possibilità di vivere di rendita (senza pubblicità=senza vincoli di programmazione. Se mi guardi ok, se non mi guardi pazienza) e di passare la musica Buona, alla fin fine non lo fa quasi mai, e le poche volte che ci riesce dimostra di non avere alcun senso critico? Loro semplicemente prendono video insoliti, li trasmettono e se piacciono bon, li passano a Mamma Mtv, e se non piacciono glub, li rimettono nel calderone dell'indistinto huan universale. Perché, cristodiddio, perché, perché, PERCHE' non passano gli Afterhours? I Marta sui Tubi? Gli Interpol? De Andrè? I Gogol Bordello? I Verdena, i Tool, i CSI, Bertoli? Musica classica, perché no? Sfondo nero con autore e titolo, e via. Poco budget, musica buona, tutti felici. O no? No, è evidente che non può funzionare così. Chi dice “Certo bisogna farne di strada da una ginnastica d obbedienza / fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza / però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni / da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni”, chi dice ciò è fisiologico che oggi come oggi NON POSSA essere ascoltato, visti i legacci di censura con cui imprigionano la libera espressione. Idee come queste sono prive di colore politico. Ergo, non potendo essere strumento di nessuno, non vanno bene, non avallano nessuno, non fingono di legittimare, anzi destrutturano e alzano quel fottuto velo di Maya. Chi dice “Curo le foglie, saranno forti, se riesco ad ignorare che gli alberi son morti” si auto-ostracizza dalla massa, non ne vuole sapere, meno persone sanno che esiste, meglio è. &lt;/font&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="2"&gt;Anche di questo punto si continua a parlare poco, serializzare un concetto, un'idea, una musica, un libro, è inevitabilmente svuotarlo di qualunque significato per renderlo significante puro, feticcio totale di un gruppo di persone, totem che ha perso la sua funzione originaria. Manuel Agnelli indica la luna, le piccole iene guardano il dito. Fabrizio cantava del Matto, ma in tutta sincerità, quanti di voi non posson dire di aver avuto almeno una volta un mondo nel cuore, senza riuscire ad esprimerlo con le parole? Eppure se la canzone parla del matto, del bombarolo, del chimico, dell'eroe, per il popolo bue è di loro che si parla. Spazio all'interpretazione, alla ricchezza di significato, zero. Per la moderna società, educata da un pedante studio dei segnali stradali, quel che conta è il simbolo, non il significato. Il significante viene preso e spolpato ancora vivo. Il significato forse si è perso in quei ventun grammi che paiono andarsene via poco dopo. Quante persone riflettono su questo, che le parole in sé non hanno senso alcuno, senza un quid dietro di loro che le pronunci? Non sono che fermagli temporanei a idee troppo leggere per stare in terra. Dite “mela” tante e tante volte. Non vi sembra che la parola, la somma di fonemi, alla fine perda di significato? Nomina nuda tenemus, non è mai stato vero come oggi.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="2"&gt;Risulta chiaro ormai come troppe persone siano preda dell'ignoranza al quadrato, quella di chi ignora la propria ignoranza, in una catena di frantumazione neuronale collettiva che sta portando all'oblio le capacità dell'intelletto. Sono preda di una sovrastruttura che è tra le più viscide e insinuanti: quella che infonde ignoranza come forma di controllo. Non sono necessari studi approfonditi o professionali: il Sistema necessita di menti asciutte e prive di curiosità per perpetrarsi all'infinito, o per evolversi,  comunque in una direzione forzata dalla sua percezione distorta del li universale. Troppo scomode sarebbero persone che, fanciullescamente, si ponessero domande tipo: “Perché le cose sono così e non colà? Cosa succederebbe cambiando alcuni parametri? Chi legittima le scelte che fa la classe dominante? Siamo proprio sicuri che la globalizzazione sia buona?”. Dall'identità sociale, alla comunicazione di massa, all'arte, tutta questa pars destruens è giunta fino alla politica. Non è un caso: ognuno dei problemi che ho avuto cura di enunciare parte innegabilmente da un disagio generato dal potere costituito. L'arte scomoda viene esiliata oggi non meno che ai tempi d'oro delle ferrovie, il pensiero indipendente viene messo da parte, isolato dal gruppo, marcato come diverso. Le menti vengono educate fin da piccole a dar poco peso ai sentimenti e molto alla marca delle proprie scarpe, in un crescendo consumistico che ci porta a curare le foglie di cui prima. Diamo fondo a tutte le nostre energie per farci un nome e una reputazione, e dimentichiamo skill ataviche come &lt;a href="http://www.jacopofo.com/?q=node/1971"&gt;queste&lt;/a&gt;. L'italiano sta sparendo, avendo ceduto il posto ad una somma di codici filtrati di ogni difficoltà concettuale in nome della rapidità di digitazione. Stanno sparendo le storie, non abbiamo più memoria di nulla, non esiste più la coscienza di chi siamo, di quello che chi ci ha preceduto ha fatto e di perché le cose stanno come stanno... Non vi è modo alcuno, con le conoscenze di cui disponiamo attualmente, di porre freno a tutto ciò: fare propaganda attira solo menti già “sveglie”, fare opera di maieutica serva a poco se non vi è nulla da partorire.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="2"&gt;Davvero, spiegatemi cosa sta succedendo.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="2"&gt;(*) ovvio come io parli della MAGGIORANZA delle donne e degli uomini, concetto diverso dalla loro TOTALITA'. Quella minima fetta che rimane, preziosa ed insostituibile, penso legga questo post.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;font size="2"&gt;(**) intendendo con “donna-tipo” il 98,8% degli esseri di sesso femminile da me incontrati.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;</content>
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    <title>Haiku</title>
    <published>2006-09-17T07:56:09Z</published>
    <updated>2006-09-17T07:56:09Z</updated>
    <content type="html">L'autunno&lt;br /&gt;è arrivato.&lt;br /&gt;Porcoggiuda</content>
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    <title>Universa universis Patavina libertas</title>
    <published>2006-08-24T19:05:56Z</published>
    <updated>2006-08-24T19:10:01Z</updated>
    <content type="html">Oggi ho varcato per la prima volta l'uscio della &lt;a href="http://www.scienze.unipd.it/"&gt;Facoltà&lt;/a&gt;... Prima però ho dato un occhiata ai MURI della stessa... ebbene, ecco cosa ho trovato, vergato a bomboletta...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il proletariato non ha nazione&lt;br /&gt;Libertà dei saperi! Dite no al copyright!&lt;br /&gt;W la resistenza dei popoli.&lt;br /&gt;Pirata, condividi, diffondi.&lt;br /&gt;I centri sociali vanno occupati.&lt;br /&gt;CopyRIOT!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiaro come non veda l'ora di cominciare, fatta questa bella scoperta!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.campusone.it/uni/padova/db/media/homec3.jpg" alt="" /&gt;</content>
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